La dispersione scolastica

L’obbligo di istruzione nel sistema scolastico italiano si esaurisce all’età di 16 anni, con il completamento del biennio della secondaria di secondo grado di istruzione oppure, in alternativa, con percorsi di istruzione e formazione professionale. Purtroppo, però, non è così per tutti gli studenti. Sono infatti oltre diciasette su cento gli alunni che abbandonano prematuramente i banchi di scuola. Si tratta di un fenomeno preoccupante che mette a rischio il futuro dei giovani esponendoli a maggiori rischi di disoccupazione, povertà ed esclusione sociale rispetto ai coetanei che hanno raggiunto un buon livello di istruzione.

La dispersione scolastica interessa tutti i Paesi dell’Unione europea. Di fatto, tra gli obiettivi individuati dalla Commissione europea nel 2008, nell’ambito della Strategia di Lisbona, da raggiungere entro il 2010, ci sono proprio la riduzione della percentuale di abbandoni scolastici almeno del 10% e il raggiungimento del  target dell’85% di ventiduenni che abbiano completato il ciclo di istruzione secondaria superiore. Nel 2010 la Commissione Ue ha presentato una nuova strategia per ridurre il tasso di abbandono scolastico a meno del 10%, fissando la data limite al 2020. Per garantire che ogni Paese membro metta in atto la Strategia Europa 2020, la Commissione ha proposto che gli obiettivi siano tradotti in percorsi nazionali e che ogni anno gli Stati membri presentino un proprio Programma Nazionale di Riforme che fissa i traguardi nazionali e individui un livello a medio termine per ciascun obiettivo.

Per il momento, nel confronto europeo dei giovani dai 18 ai 24 anni in possesso della solo licenza media e che sono fuori dal sistema scolastico, l’Italia si colloca in una posizione di fanalino di coda con un divario più netto rispetto alla media europea nella componente maschile (20,5% contro il 14,5%) rispetto a quella femminile (14,5% contro l’11%).

Per rispondere agli obiettivi fissati dall’Europa e contrastare la dispersione scolastica, con il decreto legislativo 76/2002 l’Italia ha individuato nell’obbligo formativo il “diritto-dovere all’istruzione e alla formazione sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età” e ha istituito presso il Miur un sistema di monitoraggio della frequenza degli alunni, a livello regionale e nazionale. Obiettivo del Sistema Nazionale delle Anagrafi degli Studenti è registrare i dati sui percorsi scolastici, formativi e in apprendistato dei singoli studenti, a partire dal primo anno della scuola primaria. Pur con un processo lento, l’Anagrafe degli Studenti ha mosso i suoi primi passi, mentre resta ancora sulla carta un sistema integrato di anagrafi tra Miur e Regioni.
L’Anagrafe Nazionale degli Studenti, che le istituzioni scolastiche sono tenute ad aggiornare in tempo reale con la frequenza o l’abbandono di ogni singolo alunno, costituisce comunque un efficace strumento di contrasto alla dispersione scolastica fino al compimento dei 14 anni, età dalla quale è possibile intraprendere un percorso formativo professionale regionale piuttosto che proseguire gli studi nel sistema nazionale.

La distribuzione regionale del rischio di abbandono scolastico evidenzia una maggiore criticità nel Mezzogiorno, sia nella scuola secondaria di primo grado (in Sicilia è a rischio lo 0,47% degli iscritti, in Sardegna lo 0,41%, in Campania lo 0,36%), sia in quella di secondo grado, con in testa la Sardegna che registra il 2,64% degli alunni a rischio, seguita dalla Sicilia con l’1,6% e dalla Campania con l’1,36%. Il Focus sulla dispersione scolastica del Miur avverte comunque come “non di minor conto sono da considerarsi le situazioni di dispersione scolastica presenti in aree del territorio nazionale maggiormente sviluppate. In regioni caratterizzate da un mercato del lavoro ad ingresso più facile e in cerca di mano d’opera anche meno qualificata, una larga parte della popolazione giovanile, con scarso rendimento scolastico, trova allettante la prospettiva di rinunciare alla conclusione del proprio percorso di studi per entrare prematuramente nel mondo del lavoro. Questo fenomeno è particolarmente evidente nella scuola secondaria di II grado: si distinguono la Liguria con una percentuale di alunni a rischio abbandono pari all’1,8%, la Toscana con un tasso dell’1,5%  e le Marche con l’1,4%”.

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