#emozioniamoci è la nostra nuova rubrica dedicata all’educazione emotiva.
Realizzata in collaborazione con Erickson, è una risorsa pensata per fornire al docente tutte le informazioni e i suggerimenti più aggiornati per aiutare gli studenti a validare, dare significato e regolare le proprie emozioni, perché un’ottima educazione affettivo-emotiva è il motore che agevola i processi di apprendimento!
Gli approfondimenti e i materiali proposti dalla rubrica sono tratti dal fascicolo “Facciamo il punto sulle emozioni. Emozioni, affettività e apprendimento” contenuto nelle agende Rizzoli Education 2016/2017 per i docenti della scuola primaria.

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Prima puntata – 15 settembre 2016

PERCHÉ EDUCARE ALLE EMOZIONI

Imparare a validare, dare significato e regolare un’emozione: queste tre azioni sono la base di qualsiasi processo di educazione emotiva e dovrebbero costituire le fondamenta della relazione che lega gli adulti a chi sta crescendo, sia all’interno del nucleo familiare che nell’esperienza scolastica.

Quando i bambini vivono uno stato emotivo, spesso non hanno le parole per poterlo raccontare. Di fronte a situazioni che generano disagio, i bambini rimangono incapaci di dare voce e parole alla propria «fatica di crescere», obbligandosi spesso a raccontarla attraverso acting out: comportamenti oppositivi o provocatori, disturbi psicosomatici.

Di fronte alle emozioni che si accendono in contesti relazionali, gli adulti fungono da sistemi di validazione, significazione e regolazione.

Validare uno stato emotivo significa essenzialmente riconoscerlo e dargli valore. Se un bambino è triste, è sufficiente che un adulto gli dica: «Oggi mi sembri davvero giù, c’è qualcosa che non va?» per fargli sentire che ciò che sta vivendo è stato visto e riconosciuto. 

Dare significato a un’emozione significa costruire un mondo di gesti e parole intorno allo stato emotivo percepito dal bambino, tali da permettergli di comprendere perché quello stato emotivo si è attivato in lui in un preciso momento.

Regolare un’emozione significa fornire al bambino un contenitore emotivo al cui interno possono essere travasate le emozioni delle quali egli si sente in balìa, e aiutarlo a sentire che lì dove vengono sistemate esse riacquisiscono un dinamismo funzionale, che permette di ristabilire equilibrio e di riportare calma e tranquillità laddove invece si era scatenata una tempesta.

Seconda puntata – 22 settembre 2016

PERCHÉ LA DIMENSIONE EMOTIVA È FONDAMENTALE PER L’APPRENDIMENTO

Il legame che intercorre tra processi di apprendimento e componenti affettivo-emotive dell’alunno è molto stretto. Questo è evidente fin dall’instaurarsi dei primi e importantissimi legami di attaccamento tra il bambino e le sue figure di riferimento.

Le capacità di apprendimento e di adattamento sociale sono infatti molto legate alla reattività emozionale, e in alcuni casi ne sono quasi completamente condizionate. Si pensi ad esempio a un alunno che non sa gestire ed esprimere costruttivamente la frustrazione che deriva dall’insuccesso in un compito e reagisce con livelli di collera e rabbia tali da compromettere e danneggiare la situazione di insegnamento-apprendimento. 

Per molti anni questi aspetti di reciproca influenza sono stati troppo spesso trascurati, ponendo maggiore attenzione agli aspetti di apprendimento «puro» e ritenendo che la sfera propria delle emozioni e dell’affettività —e quindi anche un’educazione alle emozioni e all’affettività— fosse prerogativa e compito primario della famiglia, se non, in casi ancora più estremi, un aspetto unicamente evolutivo che seguiva un suo corso preciso al pari di altri aspetti e sul quale ben poco la scuola poteva ed era tenuta a fare.

Fortunatamente, in anni più recenti, l’attenzione del mondo scolastico per la dimensione affettivo-emotiva dell’alunno ha trovato ampio spazio e, di conseguenza, sono diventati oggetto di studio e interesse anche i forti legami con i vari processi di apprendimento.

(BES a scuola, Erickson)
  

Terza puntata – 29 settembre 2016

EDUCAZIONE EMOTIVA E NARRATIVA PSICOLOGICAMENTE ORIENTATA

È ormai ampiamente riconosciuta l’importanza dell’educazione emotiva già a partire dai primi di anni di vita. Un rapporto costruttivo con i sentimenti rende infatti il bambino consapevole di se stesso e delle proprie capacità, permettendogli di vivere in modo positivo l’adolescenza.

In questo contesto, assumono importanza le storie di Narrativa Psicologicamente
Orientata (NPO), che offrono un valido aiuto agli adulti per entrare in contatto con il mondo emozionale dei bambini. Le storie di NPO sono strumenti utili per il lavoro preventivo e clinico con i bambini. Sebbene ci siano storie scritte e strutturate
in totale rispondenza ai principi metodologici identificati con questo acronimo, molti dei testi a disposizione dei giovani lettori possono diventare strumenti di NPO se in essi si
sviluppano vicende e sfide vicine a quelle che turbano l’esperienza emotiva del minore.

(Dario Ianes e Alberto Pellai, Facciamo il punto su… Le emozioni, Erickson)

COS’È UTILE SAPERE PER L’INSEGNANTE

È un errore molto frequente tra gli adulti chiedere ai bambini di spiegare perché sono tristi o di raccontare le emozioni senza offrire alcuna alternativa alle parole astratte e alla razionalizzazione di aspetti che per i bambini risultano, invece, difficilmente pensabili.

Le storie di Narrativa Psicologicamente Orientata (NPO) aiutano i bambini nel processo di riconoscimento e validazione delle proprie emozioni utilizzando l’artificio di un racconto in cui succedono cose, si svolgono azioni e si sperimentano stati d’animo che permettono al soggetto che ascolta di vedere con chiarezza emozioni che gli sono proprie e che spesso né lui né altre persone vicine a lui hanno riconosciuto prima.

(Alberto Pellai, autore de L’educazione emotiva, Fabbri Editori, in libreria ad ottobre 2016)

Quarta puntata – 6 ottobre 2016

LA STRUTTURA DI UNA STORIA DI NARRATIVA PSICOLOGICAMENTE ORIENTATA

La storia di NPO dovrebbe permettere al suo lettore di vivere, attraverso gli spunti narrativi in essa contenuti, le fasi previste dallo schema del ciclo di attivazione e regolazione emotiva che si verificano all’interno di una relazione in cui vengono gestite le funzioni di holding emotivo.

La storia di NPO dovrebbe consentire al lettore di vedere in atto un ciclo di regolazione emotiva che viene intercettato e risolto grazie all’intervento competente dell’adulto.

Ecco il ciclo che può essere presentato e narrato all’interno di una storia di NPO:

Quinta puntata – 13 ottobre 2016

I PROBLEMI NON DURANO PER SEMPRE!

Se accade qualcosa di brutto questo non significa che durerà per sempre. Molti problemi alla fine si risolvono da soli e altri possono essere affrontati cercando tra le possibili soluzioni quella che sembra funzionare meglio. Ecco alcuni esempi.

Sesta puntata – 20 ottobre 2016

AIUTARE I BAMBINI A SUPERARE LA RABBIA

Come si fa a gestire la rabbia? Scopriamolo con alcuni pratici suggerimenti:

1. Per prima cosa, spostati!
Ok, diciamocelo: spegnere il fuoco della rabbia può essere un’impresa! A volte, di fronte a persone arrabbiate, la cosa migliore è spostarsi.

2. Il silenzio è d’oro
Una volta che ti sei assicurato di essere fuori dall ’onda d’urto della rabbia, mantieni un atteggiamento calmo e mettiti in ascolto.

3. Se la rabbia è tua, trova uno spazio per prendertene cura
Può essere uno spazio piccolo o grande, con dei cuscini su cui sedere e della carta su cui scrivere o disegnare. Un posto silenzioso, tutto per te, dove metterti in ascolto di ciò che ti sta succedendo.


Settima puntata – 27 ottobre 2016

AIUTARE I BAMBINI AD AFFRONTARE LE PAURE

Il nostro corpo può segnalarci l’emozione della paura in molti modi diversi: mani che sudano, batticuore, volto pallido, morsa allo stomaco…bisogna fare in modo che i bambini imparino ad ascoltare e a capire questi segnali.

Ecco un esempio di attività da proporre, per far capire loro che le paure possono essere affrontate e vinte.

Ottava puntata – 3 novembre 2016

AIUTARE I BAMBINI A COMPRENDERE LA “FORZA” DELLE LACRIME

La tristezza porta anche la voglia di piangere, che a volte viene repressa e nascosta perché le lacrime sono viste come forma di debolezza. Invece possono essere un punto di forza, un modo per esprimere le emozioni “in piedi”.

In classe potete chiedere ai bambini di rispondere a queste domande:

(Monica Colli, Rossana Colli, Sonia Teso e Saviem, Il mio diario delle emozioni, Erickson)

 

Nona puntata – 10 novembre 2016

COME AFFRONTARE IL BULLISMO

Quali sono i consigli che possono aiutare i bambini ad affrontare una situazione spiacevole? Ecco una riflessione da proporre loro sulle “tecniche per difendersi dai bulli”:

1. Non reagire mai alle provocazioni del bullo ma stare in silenzio, non rispondere e andarsene via;

2. Non sottostare alle prepotenze del bullo;

3. Chiedere aiuto a un adulto;

4. Guardare negli occhi il bullo e, senza mai usare le mani, incitarlo a smettere immediatamente;

5. Spiazzare il bullo con frasi del tipo “Sono disposto a discutere con te, ma non ho alcuna intenzione di fare la lotta. Perciò calmati e vediamo di parlarne”;

6. Avere vicino qualche buon amico al quale chiedere aiuto se un bullo vuole farci del male o prenderci in giro.

(Alberto Pellai, Il bullo citrullo… e altre storie di tipi un po’ così e un po’ cosà, Erickson)

Decima puntata – 17 novembre 2016

LA RESILIENZA IN CLASSE

Promuovere la resilienza significa che è necessario prenderci cura dell’ecologia complessiva della classe, del favorire la sua resilienza e cioè il suo essere «un posto dove tutti i bambini possano avere successo in ambito emozionale, cognitivo e interpersonale», un luogo di relazioni e di pensiero resiliente, e cioè che resiste agli urti delle difficoltà e  che migliora continuamente se stesso.

Una classe può essere definita resiliente se i suoi alunni:

  • si vedono come persone competenti ed efficaci nell’apprendimento;
  • definiscono e si muovono verso obiettivi il più possibile scelti autonomamente;
  • si comportano in modo appropriato e adattivo con una minima supervisione da parte dell’adulto;
  • vivono relazioni di cura autentiche con gli insegnanti;
  • vivono relazioni continue e gratificanti con i compagni;
  • hanno famiglie che conoscono e sostengono gli apprendimenti che avvengono a scuola, realizzando una buona partnership educativa.

(Dario Ianes e Vanessa Macchia, La didattica per i Bisogni Educativi Speciali, Erickson)

Undicesima puntata – 24 novembre 2016

EDUCARE ALL’AFFETTIVITÀ: COME FARE?

Un’originale proposta di educazione all’affettività è quella che si basa sulla metafora della «molecola del cuore», capace di raccogliere le diverse competenze affettive che nel quotidiano ogni alunno dovrebbe padroneggiare al fine di vivere autenticamente e positivamente emozioni, stati d’animo e sentimenti.

Le competenze di base sono:

  • riconoscere l’affettività: la capacità di distinguere espressioni di affettività propria e altrui;
  • comprendere l’affettività: la capacità di spiegare e spiegarsi come, perché, in quali situazioni hanno origine e si sviluppano emozioni, sentimenti, stati d’animo;
  • esprimere l’affettività: la capacità di comunicarne le diverse sfaccettature.

(Dario Ianes e Heidrun Demo, Educare all’affettività, Erickson)

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