Le prove d’esame al termine della scuola Secondaria di I grado

L’ammissione all’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione degli alunni interni è decisa a maggioranza dal Consiglio di classe presieduto dal Dirigente scolastico. Sono ammessi gli allievi che hanno conseguito una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e nella condotta. Il giudizio di idoneità all’esame è espresso in decimi e tiene conto del percorso scolastico complessivo compiuto dall’alunno nella scuola secondaria di primo grado. Nel caso la valutazione sia negativa e l’allievo non sia quindi ammesso all’esame, le istituzioni scolastiche sono invitate a comunicarlo alla famiglia prima della pubblicazione degli esiti di ammissione nell’apposito albo affisso nell’istituto sede d’esame. Possono sostenere l’Esame di Stato a conclusione del primo ciclo di studi anche gli studenti privatisti che abbiano frequentato scuole non statali non paritarie o abbiano usufruito di istruzione parentale, nonché i candidati che hanno compiuto tredici anni entro il 30 aprile dell’anno scolastico in cui si svolge l’esame e siano in possesso dell’attestato di ammissione alla prima classe della scuola secondaria di primo grado, i candidati in possesso dell’ammissione alla scuola secondaria di primo grado da almeno un triennio e quelli che hanno compiuto ventitre anni.

L’Esame di Stato si articola in quattro o cinque prove scritte: il tema di italiano, un questionario di matematica, due prove autonome per valutare gli apprendimenti nelle lingue straniere comunitarie e la prova Invalsi a carattere nazionale di italiano e matematica. Al termine degli scritti è previsto un colloquio orale. Per gli alunni con disabilità sono predisposte prove d’esame specifiche, anche per la prova nazionale Invalsi, per consentire una valutazione dei progressi dell’alunno “in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali”, come precisa la Circolare Ministeriale n. 48 del 31 maggio 2012 aggiungendo che i candidati con DSA possono utilizzare per le prove scritte gli strumenti compensativi previsti dal Piano Didattico Personalizzato o da altra documentazione.

La prova di italiano consiste in un tema a scelta tra tre tracce formulate dalla Commissione “in modo da rispondere quanto più è possibile agli interessi degli alunni, tenendo conto delle seguenti indicazioni di massima: esposizione in cui l’alunno possa esprimere esperienze reali o costruzioni di fantasia (sotto forma di cronaca o diario o lettera o racconto ecc.); trattazione di un argomento di interesse culturale o sociale che consenta l’esposizione di riflessioni personali; relazione su un argomento di studio, attinente a qualsiasi disciplina”. (DM 26 agosto 1981)

La prova di matematica è predisposta dalla Commissione d’esame in modo da verificare le capacità e le abilità matematiche degli alunni. Si articola in tre-quattro quesiti che non comportino soluzioni dipendenti l’una dall’altra. I quesiti, secondo le indicazioni del Decreto Ministeriale del 26 agosto 1981, “potranno toccare sia aspetti numerici, sia aspetti geometrici, senza peraltro trascurare nozioni elementari nel campo della statistica e della probabilità”.

Le prove scritte per le lingue comunitarie, l’inglese e una eventuale seconda lingua, sono predisposte dalla Commissione. Nel caso in cui i candidati, per potenziare l’apprendimento della lingua inglese o della lingua italiana, si siano avvalsi delle ore della seconda lingua comunitaria, questa non sarà oggetto d’esame.
L’esame può prevedere delle prove differenziate per gli alunni con DSA o la sostituzione della prova scritta con una prova orale.

Il colloquio pluridisciplinare è condotto collegialmente dalla Commissione esaminatrice e coinvolge le discipline dell’ultimo anno. La circolare ministeriale n. 48 del 31 maggio 2012 chiarisce che “il colloquio è finalizzato a valutare non solo le conoscenze e le competenze acquisite, ma anche il livello di padronanza di competenze trasversali (capacità di esposizione e argomentazione, di risoluzione dei problemi, di pensiero riflessivo e critico, di valutazione personale, ecc.)”. Il calendario dei colloqui è stabilito dalla Commissione.

La valutazione delle prove è espressa in decimi. Per la prova Invalsi, l’Istituto fornisce i criteri per l’attribuzione di un punteggio complessivo in centesimi e per la sua conversione in decimi. Il voto finale dell’esame è costituito dalla media matematica dei voti in decimi ottenuti nelle prove scritte, nel colloquio pluridisciplinare e nel giudizio di idoneità. La Commissione esaminatrice può assegnare all’unanimità la lode a quegli alunni che conseguono un punteggio di dieci decimi. La circolare ministeriale n. 48 del 31 maggio 2012 ricorda infine che “è cura precipua della Commissione e delle sottocommissioni d’esame far sì che il voto conclusivo sia il frutto meditato di una valutazione collegiale delle diverse prove e del complessivo percorso scolastico dei candidati. Occorre quindi evitare possibili appiattimenti , che rischierebbero di penalizzare potenziali “eccellenze”, ed evidenziare i punti di forza nella preparazione dei candidati, anche in funzione orientativa rispetto al proseguimento degli studi”.

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