Aboliti i voucher

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che prevede l’eliminazione dei buoni lavoro introdotti nel 2003 con la “legge Biagi”.

 

Decreto-legge 17 marzo 2017, n. 25 
Disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti.
(G.U. 17 marzo 2016, n. 64)

 

Il decreto legge 25/2017 approvato dal Consiglio dei Ministri del 17 marzo e pubblicato lo stesso giorno in Gazzetta Ufficiale stabilisce l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 riguardanti il lavoro accessorio. Pertanto, le famiglie, le imprese e la Pubblica amministrazione non potranno più utilizzare i buoni lavoro (voucher) nei diversi settori produttivi (commercio, agricoltura, turismo e altri servizi). Il decreto legge prevede un periodo transitorio (fino al 31 dicembre 2017) in cui i voucher già richiesti alla data di entrata in vigore del provvedimento (17 marzo 2017) potranno essere utilizzati.

Introdotti nel 2003 con la “legge Biagi” allo scopo di semplificare l’ingaggio per i “lavoretti”, i voucher si sono progressivamente diffusi fino ad arrivare a 134 milioni di buoni lavoro venduti nel 2016. Questo massiccio utilizzo dei buoni lavoro ha spinto la CGIL a promuovere un referendum allo scopo di eliminare uno strumento che, a giudizio dell’organizzazione sindacale, ha favorito forme di lavoro che impropriamente hanno preso il posto del lavoro regolare. Secondo il segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, i voucher rappresentano infatti «la forma estrema della mercificazione del lavoro».

Ora, con l’approvazione del decreto legge e la soppressione dei voucher, il referendum fissato per il prossimo 28 maggio viene cancellato. Tuttavia, una volta aboliti i voucher, resta il problema di consentire alle imprese di far fronte al bisogno di lavoro occasionalmente ricorrente (per esempio, attività di volantinaggio, assistenza durante le fiere o in occasione di eventi sportivi ecc.). Secondo alcuni esperti di diritto del lavoro, tale esigenza potrebbe essere soddisfatta ampliando lo spazio di utilizzo del contratto di lavoro intermittente (job on call).

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