Il Codice del Terzo settore

Con l’approvazione dell’apposito Codice è stata completata la riforma del Terzo settore, una realtà composta da più di 300.000 organizzazioni, un milione di lavoratori e cinque milioni di volontari.

Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 
Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106.
(G.U. 2 agosto 2017, n. 179 – S.O. n.43)

In attuazione della legge delega per la riforma del Terzo settore (legge n. 106/2016), il Consiglio dei ministri ha approvato il d.lgs. n. 117/2017 riguardante il Codice del Terzo settore.

Il Codice del Terzo settore riordina l’intera normativa sugli enti del Terzo settore al fine di sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, a elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona e valorizzando il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione dei principi costituzionali.

Vengono definiti enti del Terzo settore (ETS) le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni (riconosciute o non), le fondazione e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi.

Il patrimonio degli ETS deve essere destinato allo svolgimento dell’attività statutaria di interesse generale per l’esclusivo perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale; è vietata la distribuzione di utili e avanzi di gestione, fondi e riserve a fondatori, associati, lavoratori e collaboratori, amministratori e altri componenti degli organi associativi.

Gli ETS devono iscriversi nel registro unico nazionale del Terzo settore, indicando gli estremi dell’iscrizione negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico.

Il bilancio di esercizio degli ETS è formato dallo stato patrimoniale, dal rendiconto gestionale (con l’indicazione delle entrate, dei proventi, delle uscite e dei costi dell’ente) e dalla relazione di missione che illustra le poste di bilancio, l’andamento economico e finanziario dell’ente e le modalità di perseguimento delle finalità statutarie. Il bilancio degli ETS con ricavi, rendite, proventi o entrate inferiori a 220.000 euro può essere redatto nella forma del rendiconto finanziario per cassa. Gli ETS che esercitano la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale devono tenere le scritture contabili di cui all’articolo 2214 del codice civile. Gli ETS non iscritti nel registro delle imprese devono depositare il bilancio presso il registro unico nazionale del Terzo settore.

Gli ETS con ricavi, rendite, proventi o entrate superiori a l milione di euro devono depositare presso il registro unico nazionale del Terzo settore, e pubblicare nel proprio sito internet, il bilancio sociale

Per quanto riguarda l’aspetto fiscale, gli ETS nei quali l’attività non profit prevale su quella commerciale possono optare per la determinazione forfetaria del reddito d’impresa, applicando all’ammontare dei ricavi conseguiti appositi coefficienti di redditività. In relazione alle attività commerciali svolte, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale con ricavi non superiori a 130.000 euro possono scegliere un regime forfetario speciale, basato su un coefficiente di redditività dell’1% dei ricavi per le organizzazioni di volontariato e del 3% dei ricavi per le associazioni di promozione sociale.

Per il finanziamento e il sostegno delle attività degli ETS le banche possono emettere titoli di solidarietà. I titoli di solidarietà sono obbligazioni e altri titoli di debito, non subordinati, non convertibili e non scambiabili e non conferiscono il diritto di sottoscrivere o acquisire altri tipi di strumenti finanziari e non sono collegati a uno strumento derivato, nonché certificati di deposito consistenti in titoli individuali non negoziati nel mercato monetario.

Le obbligazioni e gli altri titoli di debito hanno scadenza non inferiore a 36 mesi, possono essere nominativi o al portatore e corrispondono interessi con periodicità almeno annuale; i certificati di deposito hanno scadenza non inferiore a 12 mesi e corrispondono interessi con periodicità almeno annuale.

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