La nuova disciplina dell’impresa sociale

La disciplina dell’impresa sociale è stata modificata allo scopo di rafforzare il suo ruolo nel Terzo settore.

Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112 
Revisione della disciplina in materia di impresa sociale, a norma dell’articolo 2, comma 2, lettera c) della legge 6 giugno 2016, n. 106.
(G.U. 19 luglio, n. 167)

Con il d.lgs. n. 112/2017 (uno dei decreti di attuazione della legge delega sulla riforma del Terzo settore) è stata rivista la disciplina dell’impresa sociale, allo scopo di favorirne lo sviluppo e il suo ruolo all’interno del Terzo settore.

Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti in forma societaria, che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività.

L’elenco delle attività di interesse generale che devono essere esercitate affinché un ente possa assumere la qualifica di impresa sociale è stato ampliato; ne fanno parte, per esempio, i servizi sociali, le prestazioni sanitarie, l’educazione, l’istruzione, la formazione professionale, gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale ecc. Si considera comunque di interesse generale, indipendentemente dal suo oggetto, l’attività nella quale, per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, sono occupati, secondo specifiche percentuali in relazione al personale, lavoratori molto svantaggiati, persone svantaggiate o con disabilità e persone senza fissa dimora che versino in una condizione di povertà tale da non poter reperire e mantenere un’abitazione in autonomia.

Si intende svolta in via principale l’attività per la quale i relativi ricavi siano superiori al 70% dei ricavi complessivi dell’impresa sociale. La qualifica di impresa sociale spetta di diritto alle cooperative sociali e loro consorzi.

L’impresa sociale deve essere costituita mediante atto pubblico, in cui deve essere precisato il carattere sociale dell’oggetto dell’impresa e l’assenza dello scopo di lucro. Gli eventuali utili o avanzi di gestione devono essere destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o a incremento del patrimonio aziendale. Tuttavia, al fine di favorire il finanziamento dell’impresa sociale con capitale di rischio, è stata prevista la possibilità per le imprese sociali costituite in forma di società di destinare una quota inferiore al 50% degli utili e degli avanzi di gestione annuali (dedotte eventuali perdite degli esercizi precedenti) ad aumento gratuito del capitale sociale, oppure alla distribuzione di dividendi ai soci, nel rispetto di precisi vincoli.

Per l’impresa sociale sono state introdotte misure di sostegno fiscale, quali la detassazione degli utili o avanzi di gestione che incrementino le riserve indivisibili dell’impresa sociale in sospensione d’imposta e che vengano effettivamente destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o a incremento del patrimonio. Sono stati inoltre introdotti degli incentivi fiscali (detrazioni IRPEF per le persone fisiche; deduzioni dal reddito imponibile per i soggetti IRES) al fine di favorire gli investimenti di capitale nell’impresa sociale.

Per quanto riguarda la contabilità e il bilancio, l’impresa sociale deve tenere il libro giornale e il libro degli inventari e deve redigere e depositare presso il registro delle imprese il bilancio di esercizio redatto, a seconda dei casi, in forma ordinaria, in forma abbreviata o nella forma prevista per le micro-imprese. L’impresa sociale è tenuta a pubblicizzare, anche attraverso il proprio sito internet, il bilancio sociale. Come accade in altri Paesi europei, viene intensificato il grado di coinvolgimento nella gestione degli stakeholder dell’impresa sociale; in particolare, per le imprese sociali di grandi dimensioni è previsto il diritto dei lavoratori ed eventualmente anche degli utenti di nominare almeno un componente degli organi di amministrazione e di controllo.

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