Trattamento fiscale dei costi di ricerca e di pubblicità

Le conseguenze fiscali derivanti dall’iscrizione nel Conto economico dei costi di ricerca e di pubblicità.

Legge 27 febbraio 2017, n. 19 

Conversione in legge, con modificazioni, del DL 30 dicembre 2016, n. 244, recante proroga e definizione di termini. Proroga del termine per l’esercizio di deleghe legislative.

(G.U. 28 febbraio 2017, n. 49 – S.O. n. 14)

Le nuove norme del codice civile in materia di bilancio d’esercizio, introdotte con il d.lgs. n. 139/2015, hanno comportato la modifica di alcune norme del TUIR sulla determinazione del reddito fiscale d’impresa.

Tra i cambiamenti intervenuti si segnalano quelli riguardanti le spese relative a più esercizi in conseguenza del fatto che i costi di ricerca e i costi di pubblicità non possono più essere patrimonializzati ma devono essere iscritti per l’intero importo nel Conto economico.

Il nuovo art. 108 TUIR (in cui sono stati eliminati i riferimenti alle spese relative a studi e ricerche e alle spese di pubblicità) stabilisce che le spese relative a più esercizi siano deducibili nel limite della quota di ammortamento che può essere imputata a Conto economico. Si applicano pertanto le disposizioni contenute nell’art. 2426 del codice civile:

  • i costi di impianto e ampliamento devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni;
  • i costi di sviluppo sono ammortizzati secondo la loro vita utile; nei casi eccezionali in cui non è possibile stimarne attendibilmente la vita utile, sono ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni.

I principi contabili (OIC 24 e OIC 29) prevedono che le nuove regole civilistiche stabilite per i costi di ricerca e di pubblicità siano applicate retroattivamente, con l’eliminazione dall’attivo dello Stato patrimoniale dei costi di ricerca e di pubblicità ancora da ammortizzare utilizzando come contropartita la riduzione di una voce del patrimonio netto (utili portati a nuovo o altra voce del patrimonio netto se considerata più appropriata). Tale eliminazione dall’attivo patrimoniale non determina un costo fiscalmente deducibile; l’impresa deve continuare l’ammortamento fiscale dei costi di ricerca e pubblicità patrimonializzati fino al 2015 sulla base dei criteri applicabili negli esercizi precedenti e inserire nella dichiarazione dei redditi una variazione in diminuzione pari alla quota di ammortamento fiscale calcolata.

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