GIornate da ricordare

Giornate del latino
9 e 10 aprile 2026

Perché i latini

Introduzione

PERCHÉ LEGGERE I LATINI

“Se non leggeremo piú l’Eneide perderemo contatto non solo con il mondo romano, ma anche con ciò che è venuto dopo. Perdere Virgilio significa perdere anche Dante, e cosí via. Un cambiamento radicale di enciclopedia culturale somiglia infatti a un cambiamento di alfabeto”.

Con le parole di Maurizio Bettini (A che servono i Greci e i Romani?, Einaudi 2017) vogliamo aprire la nostra pagina dedicata alle Giornate del Latino 2026. Leggere i classici della letteratura latina, scoprire dove affondano le nostre radici, è indispensabile per conoscere meglio la nostra cultura, anche attraverso l’arricchimento della conoscenza linguistica.

Anche quest’anno, quindi, vogliamo dedicare una pagina di approfondimento alla lingua e agli autori latini. Attraverso gli interventi dei nostri autori approfondiremo le tematiche linguistiche, letterarie e non solo, per capire cosa ci lega ancora oggi agli autori latini e come possono ancora essere una lettura interessante e stimolante.

La parola ai nostri autori

Anna Flocchini

La resistenza delle parole

George Orwell nel suo famoso romanzo 1984 scriveva:

“Stiamo distruggendo le parole – a decine, a centinaia, ogni giorno. Stiamo riducendo la lingua all’osso.”
Ogni anno sempre meno parole, e il campo della consapevolezza sempre un po’ più piccolo.
Ortodossia significa non pensare – non aver bisogno di pensare. L’ortodossia è inconsapevolezza.”

Queste citazioni aprono una riflessione sulla lingua e sul suo impoverimento. Studiare il latino è fondamentale: non solo arricchisce la nostra competenza espressiva, ma nutre anche la nostra coscienza linguistica, affinando la consapevolezza del significato profondo delle parole.

 

 

Approfondisci il tema con i materiali proposti da Il nuovo Latina arbor di Nicola Flocchini, Piera Guidotti Bacci, Anna Flocchini edito da Sansoni per la scuola.

Anna Però

Perché leggere gli antichi? Perché hanno inventato il teatro

In uno dei suoi racconti più belli, La ricerca di Averroè, Jorge Luis Borges descrive le difficoltà che il grande commentatore arabo di Aristotele incontra nel comprendere il significato delle parole “commedia” e “tragedia”.

È vero infatti che il teatro, nella sua essenza (“far finta di essere qualcun altro di fronte a un pubblico”), è un fenomeno umano universale, tipico, per esempio, dei giochi dei bambini; nel suo aspetto letterario e come lo intendiamo noi oggi, però, esso è indubbiamente un’invenzione della cultura greco-romana.

Riflettiamo dunque insieme sul fatto che tragedie e commedie, le quali paradossalmente non sono (quasi mai) nate per la lettura ma per essere recitate su un palcoscenico, dietro a un’immaginaria “quarta parete”, costituiscono senz’altro uno dei motivi per “leggere” ancora gli antichi.

 

 

Approfondisci il tema con i materiali proposti da Libere Stelle di Olivia Trioschi, Anna Però, Maria Serena Sapegno edito da La Nuova Italia.

Ilaria Torzi

A scuola di ambasceria: vademecum per i politici moderni

Richieste di cessate il fuoco, mediazioni per tregue, tavoli per la pace riempiono i nostri telegiornali; spesso, tuttavia, gli esiti non sono quelli attesi: si tratta solo di cattiva volontà e malafede o c’è qualche errore anche nell’atteggiamento dei locutori e nelle strategie comunicative usate? Come sempre gli antichi ci vengono in aiuto: analizzeremo oggi una ambasceria, non reale, ma ugualmente significativa. Si tratta dell’incontro fra gli oratores dei Latini, capeggiati da Drance, ed Enea nell’undicesimo libro dell’Eneide, che ha lo scopo di ottenere una tregua d’armi per seppellire i caduti. Vedremo come l’atteggiamento e i simboli che portano i richiedenti siano eloquenti ed efficaci per disporre bene l’avversario. Enea, l’interlocutore, infatti accetta la richiesta e concede la tregua: nel farlo manifesta sicuramente la sua superiorità sugli avversari, ma, archetipo del princeps ideale, decide di non abusare della propria posizione di forza e mostra clementia. Infine, preferisce soffermarsi non sulle divergenze e sui contrasti fra avversari, ma sull’origine che accomuna Latini e Troiani, da cui potrà nascere in futuro un unico insieme di cives.

Potremmo forse suggerire ai grandi della terra una rilettura dell’Eneide e dei suoi commentatori tardoantichi, per imparare come comportarsi e muoversi nello scacchiere geopolitico internazionale?

 

Piera Bacci

Il latino per la continuità della scienza

Anche dopo il 1000 e la nascita delle lingue nazionali il latino non scompare, ma continua a svolgere un’importante funzione comunicativa, non solo come lingua della Chiesa, ma soprattutto come lingua della filosofia e della scienza, e questo farà sì che la circolazione delle idee in Europa possa continuare indipendentemente dalla lingua materna del singolo filosofo o scienziato. Il latino continuò dunque ad avere, fino a due secoli fa, quella funzione di “lingua di superstrato” che oggi ha l’inglese nell’ambito scientifico e tecnologico. Nel Cinquecento e nel Seicento, quando con Galilei si affermò il metodo sperimentale e le scienze fisiche si affrancarono dalla religione e dalla filosofia, nacque la scienza moderna, che continuò a trovare nel latino una lingua franca, l’unica in grado di esprimere con precisione e rigore i nuovi saperi organizzati, e di garantire la possibilità e l’esattezza della comunicazione scientifica in ogni parte d’Europa.

 

 

Approfondisci il tema con i materiali proposti da In dies di Anna Flocchini, Piera Guidotti Bacci, Marco Sampietro, Annalisa Zanotti edito da Sansoni per la scuola

Olga Cirillo

La voce che sfugge: libertà e poesia nel mondo latino

Perché leggere oggi i poeti latini? Perché nei loro versi, anche in epoche di forte rigidità politica e morale, si apre uno spazio di libertà. Da Ennio a Virgilio e Orazio, e poi a Properzio e Ovidio, la poesia diventa il luogo in cui la voce dell’essere umano si afferma in modo più o meno allusivo o provocatorio, secondo il temperamento dell’autore e il contesto storico. Attraverso scelte linguistiche e stilistiche, spesso già cariche di significato, i poeti costruiscono una dimensione individuale e critica, autonoma rispetto al senso comune e capace di confrontarsi con le convenzioni dei generi letterari senza subirle passivamente.

 

 

Approfondisci il tema con i materiali proposti da Homo sum, civis sum di Maurizio Bettini edito da Sansoni per la scuola

Federico Defendenti

Perché ascoltare ancora la voce dei Romani? Perché ci insegnano a “contemplare le rondini”

“Quanto più la prepotente attività industriale priva di gusto e tradizione ha assimilato anche il lavoro intellettuale, e quando più zelanti si sono fatti gli sforzi delle scienze e della scuola nel derubarci della nostra libertà e della nostra personalità, inculcandoci fin dai più teneri anni l’ideale di uno sforzo coatto e ansioso, tanto più l’arte dell’ozio, accanto ad altre arti passate di moda, e andate in rovina, ha perso credito ed è caduta in disuso. Non che noi ne fossimo mai stati grandi maestri!”

Così esordiva lo scrittore tedesco Hermann Hesse in un articolo dedicato all’ozio scritto nel 1904. Partendo proprio da queste parole, vogliamo riflettere su un concetto assai caro al mondo latino e assai bistrattato al giorno d’oggi, ovvero l’otium. Questo termine latino significa in italiano sia “tempo libero” che “riposo” e solo in seconda battuta “ozio”, per arrivare anche a indicare più in generale la “tranquillità”. La nostra riflessione si muoverà allora tra questi significati e non solo, per cercare di portarci a casa qualche buona pratica per il nostro vivere frenetico e autoreferenziale. 

 

 

OtiumBibliografia a cura di Federico Defendenti

Per approfondire

Latino nella scienza:

  • Per l’astronomia si vedano le pubblicazioni in latino del polacco Niccolò Copernico, dell’italiano Galileo Galilei, del tedesco Keplero e dell’inglese Newton.
  • Per la fisica e la chimica ancora gli studi dell’inglese Newton, degli italiani Galvani e Volta, dello svizzero Bénédict de Saussure e dell’inglese Prestley.
  • Per la matematica si veda l’opera del tedesco Gauss e per le scienze biologiche la classificazione in latino delle piante e degli animali dello svedese Linnaeus.

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