Pari opportunità

C’è un tema cruciale nella formazione dei cittadini del XXI secolo: la questione dell’uguaglianza di genere e delle pari opportunità tra uomini e donne nell’accesso all’istruzione, ai diritti civili, alle libertà sociali, al lavoro.

La parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace.

Garantire alle ragazze e alle donne parità di accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come la rappresentanza nei processi decisionali, politici ed economici, promuoverà economie sostenibili, di cui potranno beneficiare le società e le persone di tutto il mondo.

Il tema delle pari opportunità è una tappa fondamentale nel progetto educativo di crescita di ragazze/i e rientra nell’insegnamento dell’Educazione Civica.

L’editore Rizzoli Education fa propria questa istanza e ti propone un ventaglio di articoli, video, schede informative, approfondimenti, spunti, lesson plan per portare questo tema nella tua classe.

PRIMARIA

Area pari opportunità Primaria

Contro gli stereotipi di genere nei libri di testo della scuola primaria

Secondaria di 1° grado

Spunti per una lezione dai nostri libri – Secondaria di 1° grado

L’emancipazione delle donne: una ricchezza per tutti

EDUCAZIONE CIVICA / da La nuova educazione civica

Rompere il soffitto di vetro:  questa è la metafora con cui si indica una situazione discriminatoria che penalizza l’avanzamento in carriera di una donna sulla base di pregiudizi di genere. Cosa ci dicono i dati sulla disuguaglianza di genere nel mondo? E in Italia?

Approfondisci il tema con la tua classe

Spunti per una lezione – Secondaria di 1° grado

Parità di genere

Far conoscere alla classe il quadro d’insieme, guardare, discutere, approfondire, coinvolgere con quiz ed elaborati.

Per sviluppare competenze legate alla parità di genere ti proponiamo un Lesson plan che prevede un ricco palinsesto video: dalle 3 schede sugli obiettivi 4, 5 e 10 dell’Agenda ONU 2030 ai filmati sul tema Identità e diversità, su Libertà e diritti  e su I principi fondamentali della Costituzione italiana.

Tra le altre risorse trovi anche in digitale il video di storia Le suffragette e il link a La dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe de Gouges.

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Agenda 2030 – Obiettivo n°5: raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze

Si sono fatti passi avanti, ma la strada verso la parità di genere è ancora lunga. Per questo l’obiettivo 5 dell’agenda ONU 2030 riguarda proprio l’uguaglianza di genere.
Cosa si può fare in concreto? La scheda video presenta le diverse forme di discriminazione femminile ancora presenti nel mondo e suggerisce i traguardi da raggiungere per poterle superare.

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Bastava chiedere!

Le tante pressioni – evidenti o invisibili – che subiscono le donne sono raccontate in un fumetto di grande successo della blogger francese Emma Clit, Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano, introdotto da una bella prefazione di Michela Murgia. Per trattare il grande tema delle condizioni femminili ieri e oggi si può partire dal fumetto e approfondire con un ricco ventaglio di contenuti multimediali che vanno dalla storia delle suffragette al discorso di Susan Brownell, dall’analisi della disparità di genere nel mondo, all’obiettivo numero 5 dell’Agenda 2030.

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Secondaria di 2° grado

Spunti per una lezione – Secondaria di 2° grado

Donne che rompono il silenzio: Clodia, Sulpicia e le avvocate

Sia nell’età repubblicana che in quella imperiale l’arte della parola riguardava esclusivamente il mondo maschile, al genere femminile spettava il silenzio. Ma non mancano gli esempi di donne che hanno saputo rompere gli schemi e far sentire la propria voce: dalla vedova Clodia, la Lesbia amata da Catullo, alla poetessa Sulpicia. I contenuti tematici e due video-cartoon in inglese, sottotitolati in italiano, offrono spunti di riflessione sulle condizioni della donna romana.

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Il cammino dell’Europa contro l’omofobia

L’Europarlamento ha approvato una risoluzione che dichiara l’Unione Europea “zona di libertà per le persone *LGBT+” (sessione plenaria, 11 marzo 2021). Alcuni hanno definito questa decisione storica e di grande valore simbolico perché segna la ferma denuncia di tutte le forme di violenza e discriminazione fondate sul sesso o sull’orientamento sessuale delle persone. Pur non avendo effetti concreti immediati – la risoluzione è un testo non vincolante – la dichiarazione del Parlamento europeo è un messaggio forte e chiaro ad alcuni Paesi  che faticano ancora oggi a riconoscere i pieni diritti di tutti gli individui, al di là del loro orientamento sessuale. Come l’Ungheria che non riconosce le persone transgender o la Romania dove la corte costituzionale  ha rifiutato una legge sull’insegnamento delle teorie di genere o, ancora,  la Polonia dove si moltiplicano provincie e comuni che si dichiarano LGBT free-zone.

La strada verso la piena uguaglianza in Europa nel campo del genere e dell’orientamento sessuale di cittadine e cittadini è dunque ancora lunga. Ma se guardiamo indietro, grandi progressi sono stati fatti. I principi base sono stabiliti dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, proclamata una prima volta il 7 dicembre 2000 a Nizza e una seconda volta, in una versione adattata, il 12 dicembre 2007 a Strasburgo. Nella Carta, l’articolo 1 stabilisce che la dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata. Mentre l’articolo 21 proibisce tra l’altro la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Sempre nel 2000, il 26 settembre,  il Parlamento europeo ha approvato una nuova raccomandazione (n. 1474) a tutti gli Stati membri ad introdurre una completa legislazione antidiscriminatoria, oltre che a riconoscere la parità di diritti per le coppie omosessualiQuesto voto seguiva quello del 6 giugno 2000, quando la stessa Assemblea parlamentare invitava gli Stati membri a includere la persecuzione degli omosessuali fra le cause di riconoscimento del diritto di asilo nel proprio territorio e a garantire il diritto di immigrazione per i partner di coppie dello stesso sesso.

Queste norme avevano l’obiettivo di mettere alcuni paesi europei (tra cui l’Italia)  al passo con le legislazioni antidiscriminatorie già vigenti da anni in altri Paesi. Qualche esempio: 

  • Danimarca: la legge n. 357 del 3 giugno 1987 prevede la non discriminazione per “orientamento sessuale”;
  • Norvegia: primo paese al mondo ad includere gli omosessuali nella sua legislazione anti-discriminazione nel 1981 con l’ articolo 349a del codice penale che rende perseguibile penalmente colui che “in attività economiche o similari” rifiuta beni o servizi ad una persona per “disposizione, stile di vita o tendenza all’omosessualità”;
  • Lussemburgo: il codice penale vieta (artt. 454, 457 aggiunti con la legge del 19 luglio 1997) la discriminazione diretta per quanto riguarda assunzione, avanzamento di carriera e licenziamento anche per orientamento sessuale;
  • Slovenia: il codice penale  prevede (art. 141 della legge del 29 settembre 1994) la non discriminazione per orientamento sessuale.

In Italia il tema è quanto mai attuale.
La legge di riferimento per la tutela da crimini d’odio e discriminazioni è la legge Mancino n. 205 del 1975, che assicura protezione contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose. Dopo il via alla Camera del 5 novembre 2020 è invece ferma in Senato l’approvazione del ddl Zan, dal nome del relatore Alessandro Zan, che prevede “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità“.

Al di là delle differenze “di passo” tra i diversi Paesi, il cammino in Europa è tracciato: il rispetto verso tutte le persone a prescindere da etnia, religione e condizioni personali (come orientamento sessuale e identità di genere) è la premessa per una società democratica, plurale e inclusiva.

 

*Quali sono i termini che compongono l’acronimo LGBT+? Ecco una legenda per aiutarti a ricostruire il significato della sigla inclusiva che racconta le identità sessuali della comunità.

L: Lesbiche, donne che sono attratte sentimentalmente o sessualmente da altre donne.

G: Gay, principalmente riferito a uomini attratti da altri uomini, ma di uso comune anche come “donne gay”.

B: Bisessuali, persone fisicamente o sentimentalmente attratte da uomini, donne o in generale da persone senza distinzione di sesso.

T: Trans e transgender sono termini che si riferiscono alle persone che non si riconoscono nel genere assegnato alla nascita. Le identità trans sono molteplici.

Q: La Q sta sia per “queer” che per “questioning”. Il termine queer rappresenta tutte le persone che si riconoscono LGBT+. Questioning si riferisce invece a chi sta ancora esplorando la propria identità di genere, l’espressione di genere o l’orientamento sessuale.

I: Intersessuali, individui nati con anatomia riproduttiva o sessuale e/o pattern cromosomici che non sono spiccatamente maschili o femminili.

A: Alleati e Asessuali, i primi sono etero e cisessuali, persone che supportano la comunità. È asessuale chi non prova attrazione per nessuno, o è attratto a livelli esigui.

+: Il segno del più è stato aggiunto alla fine della sigla per rappresentare tutte le altre identità comprese nella nostra comunità.

 

PER APPROFONDIRE