Alcune opere d’arte hanno la capacità di cogliere in una singola immagine i grandi eventi della storia bloccando il tempo con la forza del fotogramma di un film. È il caso del celebre mosaico Battaglia di Isso, conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) e oggetto di un importante intervento di restauro, che ha restituito nuova vita a uno dei più straordinari esempi di arte musiva dell’antichità.
IL CONTESTO STORICO: LA BATTAGLIA DI ISSO
Il mosaico raffigura la battaglia di Isso, combattuta nel 333 a.C. tra l’esercito macedone guidato da Alessandro Magno e quello persiano capeggiato dal re Dario III. Si tratta di uno degli scontri decisivi delle campagne orientali di Alessandro, che sancì la superiorità militare dei Macedoni e aprì la strada alla conquista dell’Impero Persiano. L’opera ritrae il momento cruciale della battaglia: Dario fugge con espressione angosciata davanti all’avanzata impetuosa di Alessandro che, in sella al suo amato cavallo Bucefalo, combatte con determinazione e forza.
LA FIGURA DI ALESSANDRO
Nel mosaico Alessandro Magno è ritratto come un eroe giovane e aitante: il viso mostra un’espressione decisa e impassibile, i capelli folti sono mossi dal vento, gli occhi grandi e spalancati.
L’opera viene considerata una delle fonti più attendibili per immaginare le vere sembianze del grande condottiero macedone salito al trono nel 336 a.C. e autore della più grande impresa mai compiuta da un singolo individuo: la conquista di tutto il mondo allora conosciuto dai Greci, dalla Persia alla Siria, dall’Egitto alla Palestina. Alessandro creò un impero universale e multiculturale, in cui si trovarono a convivere popoli e culture diversi e da questo incontro multiculturale sorse una nuova civiltà, la civiltà ellenistica, contraddistinta dal fiorire delle arti, delle scienze e della filosofia.
LE ORIGINI E LA COLLOCAZIONE DEL MOSAICO
Il mosaico della Battaglia di Isso è dunque un’opera d’arte straordinaria che ci offre uno sguardo sulla storia e sulla maestria artistica del mondo antico.
Fu scoperto nel 1831 a Pompei, nella Casa del Fauno, una delle più sontuose dimore dell’antica città romana. Collocato nel pavimento dell’esedra della domus, risalirebbe alla fine del II secolo a.C., periodo in cui i Romani iniziarono a collezionare e reinterpretare l’arte greca. La scena riprodotta è ritenuta la copia romana di un celebre dipinto greco oggi perduto, attribuito da molti studiosi a Filosseno di Eretria o a Apelle, pittori attivi alla corte di Alessandro.
Largo quasi 6 metri e lungo 3, è composto da circa un milione e mezzo di tessere di pietra e vetro, disposte con incredibile maestria attraverso la tecnica dell’opus vermiculatum che utilizza tessere minuscole (tra 15 e 30 per centimetro quadrato) disposte con un andamento curvilineo che segue il contorno delle figure così da evidenziare il soggetto rispetto allo sfondo.
La scoperta del mosaico nel 1831 aprì un acceso dibattito sulla sua destinazione: doveva rimanere in situ o essere trasferito al Real Museo Borbonico (oggi MANN)? Dopo un decennio di discussioni e un’operazione complessa guidata da Antonio Niccolini, il mosaico fu trasportato a Napoli nel 1843: il viaggio, su un carro trainato da 16 buoi, durò nove giorni a causa del peso del mosaico e delle cattive condizioni delle strade.
Nel 1900, il direttore del museo Vittorio Spinazzola decise di trasferire tutti i mosaici, incluso quello di Alessandro, in un’unica sala. Questa operazione richiese un complesso sistema di carrucole e catene per sollevare e spostare l’enorme mosaico, che fu infine collocato a parete nel 1916.
IL RESTAURO DEL MOSAICO, TRA CONSERVAZIONE E VALORIZZAZIONE
Nel corso degli anni le criticità conservative del mosaico, a causa del peso stimato in sette tonnellate e della posizione verticale, si manifestano apertamente con distacchi di tessere, lesioni e microfratture, rigonfiamenti e abbassamenti della superficie.
Nel 2021 il MANN decide di dare il via ai delicati e complessi lavori di restauro attivando una rete di collaborazioni scientifiche e di partnership di grande livello con l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR), l’Università del Molise (UNIMOL) e il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS). In questa intervista la direttrice tecnica, Amanda Piezzo, ci introduce ai lavori.
Il progetto prevede un intervento multidisciplinare che coinvolge archeologi, restauratori, storici dell’arte e ingegneri, con l’obiettivo non solo di preservare l’opera, ma anche di migliorarne l’esposizione e la fruizione pubblica.
L’operazione si snoda in due fasi. Nella prima gli interventi si svolgono in loco -mediante l’allestimento di un cantiere aperto visibile ai visitatori del museo – e sono finalizzati alla messa in sicurezza dell’opera prima del dislocamento. La seconda fase, in via di conclusione, interessa il supporto del manufatto, aggredito dall’ossidazione degli elementi in ferro legati all’intelaiatura.
Durante i lavori i restauratori hanno potuto avvalersi di un innovativo strumento digitale: un visore intelligente che, una volta indossato, consente di proiettare, tramite un’applicazione, la parte frontale del mosaico in scala 1:1 su una parete o su un telo e di associare alla proiezione i dati raccolti durante le analisi diagnostiche. Questa metodologia «chirurgica» garantisce manovre di massima precisione e nello stesso tempo offre al pubblico l’opportunità di seguire in diretta le procedure di restauro.
Puoi approfondire i dettagli dell’operazione di restauro sul sito del Museo Archeologico di Napoli.
Il professor Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei Italiani, così commenta l’operazione: “Il restauro del Mosaico di Alessandro dimostra come un approccio interdisciplinare, che unisce ricerca, innovazione e metodologie avanzate, sia fondamentale per la conservazione e la piena comprensione di uno straordinario capolavoro dell’antichità. Un intervento che non si limita alla tutela materiale dell’opera, ma ne rafforza il valore storico e culturale, migliorandone la leggibilità e l’accessibilità, affinché possa essere pienamente fruibile all’interno di una narrazione ampia e completa, capace di coinvolgere tutti i pubblici”.
Il documentario “Il volto di Alessandro. Il restauro del mosaico di Alessandro e Dario“andato in onda su Rai5 svela, guidato da Neri Marcorè, mostra tutti i segreti e le sfide di un’impresa unica nel suo genere. Guarda il documentario su RaiPlay.
LA TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE
Ieri come oggi il mestiere del restauro si muove lungo un asse che unisce arte, storia e tecnologia. È un’attività multidisciplinare che richiede precisione artigianale, conoscenze tecniche, sensibilità artistica e uno sguardo attento alle nuove tecnologie come scanner 3D, software di ricostruzione virtuale, materiali innovativi per il consolidamento e, ovviamente, Intelligenza Artificiale. Con un grande obiettivo: tutelare e valorizzare il nostro patrimonio culturale. Cesare Brandi, storico dell’arte, definiva il restauro il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro.
PER APPROFONDIRE:
- Lettura d’opera sul mosaico Battaglia di Isso con dettagli relativi a forma, tecniche e materiali.
- Ma come si svolse la battaglia di Isso?
- Su Alessandro Magno (da Habitat storia di Antonio Brancati, Trebi Pagliarani, Patrizia Motta), con mappe e approfondimenti.
- Sull’Ellenismo (da Origines di Anna Però e Riccardo Rao)