«E anche stasera non ti risponderò sempre con la verità». Con questo monito lo scrittore Stefano Benni, scomparso pochi mesi fa, redarguisce il proprio interlocutore durante una delle sue ultime interviste. Questo non era solamente un vezzo che l’ha accompagnato per tutta la sua carriera, ma un tratto saliente del suo approccio alla scrittura: giocare sul confine tra realtà e finzione, tra esistenza e parodia.
Nasce nel 1947 a Bologna, ma trascorre l’infanzia sull’Appennino, vagando per i boschi e meritandosi per questo il soprannome di “Lupo”. Poco incline allo studio accademico abbandona il corso universitario a cui era iscritto per dedicarsi alla scrittura, collaborando con giornali, riviste e radio. Fruttero e Lucentini ne colgono il talento e decidono di includere un suo racconto all’interno della rivista umoristica “Il mago”, segnando l’inizio di una carriera prolifica.
La sua cifra stilistica appare da subito definita: è ironico, beffardo, sarcastico e indugia nei giochi linguistici per rappresentare, con arguzia, tutte le sfumature della società. Camuffa le criticità con i suoi personaggi vivissimi e strabordanti, affabulando il lettore con un linguaggio immaginifico.
Una lunga carriera
Benni ottiene il primo successo letterario con la pubblicazione di Bar Sport (1976) in cui descrive un mondo, quello del bar, composto da situazioni e personaggi iconici che si alternano nei bar di periferia. Tra le pagine si susseguono aneddoti, resoconti umoristici, talvolta velati dalla nostalgia, che raccontano i cambiamenti dell’Italia negli anni Settanta e anticipano i temi che caratterizzeranno la sua intera produzione. A quest’opera, che ha riscosso il favore del pubblico, ne seguono molte altre tra romanzi e raccolte di racconti. Tra queste ne ricordiamo alcune che sono state tradotte anche in altri paesi. Nel romanzo La compagnia dei Celestini (1992) l’autore sceglie di accentuare il suo stile surreale per seguire le vicende di un gruppo di orfanelli elevati al rango di eroi. Nella loro fuga serrata i piccoli protagonisti inseguono la libertà e lottano strenuamente contro chi li vuole opprimere. La storia toccherà tanto il pubblico da essere trasformata in un cartone animato.
Al centro di Achille Piè Veloce (2003) vi è la figura dello scrittore in crisi che attraverso l’incontro inaspettato con un giovane disabile entra in contatto con un mondo sorprendente e vitale.
Con Pane e tempesta (2009) Benni torna alla comicità più sfrenata elaborando una fantasmagoria di personaggi che popolano un piccolo paese inventato, specchio ancora una volta della contemporaneità, costellata da istanze positive, ma anche da corruzione e menzogna.
Oltre alla letteratura si dedica con grande passione al teatro, scrivendo monologhi e brani pensati per essere accompagnati dalla musica. Anche in questi testi emerge con forza la sua abilità nel rileggere il presente, il suo tentativo di osservare il mondo attraverso la lente straniante dell’umorismo.
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