Il raggiungimento della libertà è il filo rosso che tiene uniti i cinque libri citati di seguito. Liberarsi, mutare condizione, cambiare la prospettiva del proprio sguardo, abbandonare una illusione o riconoscerla. Questi avvenimenti sono al cuore del narrare, sono la svolta che il lettore registra mentre si relaziona con le storie.

Rim vive in un paese in cui le parole non sono libere, hanno forma di piccoli uccelli che stanno rinchiusi nelle loro gabbie. Delle parole si fa commercio, c’è chi per la sua condizione economica ne può disporre abbondantemente, chi invece, vivendo in ristrettezze, deve arrangiarsi alla bell’e meglio. Rim, proprio come tutte le persone che la circondano, non ha l’occasione di immaginare un diverso ordine delle cose. Immersa per intero in un mondo che ha le sue regole, quale potrebbe essere l’appiglio per immaginare situazioni diverse? Laddove tutti accolgono obbedienti una condizione che un occhio esterno potrebbe anche leggere come ingiusta, è impossibile issarsi da sé come avrebbe fatto il Barone di Münchhausen, salvatosi da un pantano prendendosi per i suoi stessi capelli. E in effetti c’è un personaggio, vecchio e senza denti, ma memore di un tempo in cui le cose erano diverse, che indicherà a Rim e al suo amico Pun «una maglia rotta nella rete», per dirla alla Montale. Già, perché la letteratura è sovrapposizione, stratificazione, e quest’opera di Maddalena Vaglio Tanet offre parecchi appigli per uscire dal testo alla ricerca di rimandi letterari di cui attrezzarsi per rientrare nel testo con nuovi strumenti di lettura.

Il secondo libro ha un legame fortissimo col primo, perché narrativamente parte da una condizione che i protagonisti accettano senza saperla criticare, che danno per scontata e anche in questo secondo romanzo il deus ex machina è un personaggio lontano, una vecchia marmotta – perché i protagonisti del racconto sono animali – che può testimoniare un tempo diverso, ancora una volta grazie alla sua memoria. L’opera in questione è Lotte Pelomatto, primo capitolo di una trilogia. Lotte è una giovane marmotta che a primavera, dopo essersi svegliata dal letargo, esce dalla tana per la prima esplorazione e scopre con terrore che anche le vipere si sono già risvegliate: quelle vipere che costringono le marmotte a restare nel piccolo spazio della pietraia, che pretendono cibo, che incutono timore e spaventano. Le marmotte sono quindi suddite, gli adulti maschi sono allontanati, costretti ad andarsene e accettano questi ordini delle vipere senza immaginare di poter cambiare qualcosa. Lotte è piccola, ma custodisce un seme di ribellione, avverte una mancanza a cui ancora non sa dare un nome. Sarà questa sua impertinenza a farle prendere il largo, a farla allontanare dalla pietraia, seguita dal più timoroso ma molto affettuoso amico Pigno. A scontrarsi in questo racconto sono anche i modi di vivere dei due gruppi: le marmotte non hanno capi, prendono le decisioni di comune accordo, le vipere invece hanno rigide gerarchie. La liberazione arriverà, alla fine del terzo capitolo della trilogia, grazie alla cooperazione tra chi, stando ai margini delle rispettive famiglie e società, saprà scegliere la via dell’altrove non per fuggire ma per cercare qualcosa o qualcuno che possa essere d’aiuto e sovvertire ciò che si rivela ingiusto e doloroso.

Bo Vilhelm Olsson è invece un bambino orfano. O meglio, è un bambino che crede di essere orfano perché non conosce i suoi genitori. Un giorno però, mentre siede su una panchina con in mano una mela d’oro che gli è stata donata, scopre non soltanto di non essere orfano, bensì di essere figlio del Re del Paese Lontano in cui si ritrova condotto e scopre di chiamarsi Mio. Il compito di Mio, ciò a cui è destinato, è liberare il Paese dalla presenza malefica di un Cavaliere il cui solo nome provoca la morte delle piante che sono vicine, genera tristezza, porta gelo e fa rabbrividire le persone. Il terribile cattivo di questa storia è il Cavalier Kato, che alla fine sarà sconfitto e in qualche modo anche liberato dallo stesso male che lo imprigiona. La scrittura ripetitiva e ridondante sembra quasi una formula magica, gli epiteti si ripetono e danno alla narrazione un tono epico e solenne.

Miss Dicembre è invece una circense quindicenne, stanca di lavorare al circo e desiderosa di trovare un nuovo impiego. È mentre lustra le scarpe che trova sotto una suola un pezzo di annuncio che fa proprio per lei: è l’annuncio con cui si cerca una baby-sitter. Presentatasi al colloquio, scopre che a mettere l’annuncio era stato niente meno che l’Uomo Nero. Ciò che lega quest’opera dell’esordiente Antonia Murgo agli altri titoli è il percorso che condurrà la protagonista a liberare se stessa e altri personaggi dal timore: l’Uomo Nero in fondo non fa altro che il suo mestiere. Il timore non viene quindi cancellato, anzi: è proprio degli antagonisti il desiderio di eliminare l’Uomo Nero, fonte di paure per tutti i bambini. Miss Dicembre saprà cogliere invece un aspetto più particolare della paura: la sua necessità, liberandola da preconcetti che la vorrebbero solo allontanare.

C’è un ultimo titolo che completa il quadro e parla di liberazione. Di questo quinto romanzo, scritto da Germano Antonucci e pubblicato da TerraRossa, è bello raccontare, più che la trama, il motivo profondo da cui nasce. L’autore riflette sui divieti che si sono susseguiti a partire dalla diffusione del Covid. I più colpiti, coloro a cui è stato chiesto e imposto un sacrificio maggiore, sono stati i giovani e i giovanissimi, ragazze e ragazzi impossibilitati a vivere la pienezza delle relazioni, costretti in locali angusti, spesso isolati. Nessuno ha mai ringraziato abbastanza questi giovani per il loro sacrificio e il romanzo, che con quel periodo non ha nulla a che fare, è un inno alla bellezza e alla capacità e alla virtù dei più giovani, che hanno il coraggio prendere le redini di un disastro – la catastrofe del racconto – e di togliere le maschere dietro cui si celano adulti approfittatori.

La libertà porta tanti nomi, indossa abiti sempre diversi, appare infine, pronta a ritirarsi presto per tornare, con il suo velarsi, a essere motore di nuove storie, pane per l’immaginazione.

La cinquina di libri citati nell’articolo ha a che fare con il fantastico. Se Rim, Mio e Miss Dicembre sono personaggi di mondi con elementi specchiati e trasformati rispetto al reale dalle narratrici, Lotte è invece una marmotta capace di pensiero e i ragazzi protagonisti de La ragazza di luce hanno a che fare con il fantastico fasullo, quello che è opportuno smascherare per liberare ciò che quella fantasia oscura e impedisce.

Bibliografia

  • Antonia Murgo, Miss Dicembre e il Clan di Luna, Bompiani, 2022
  • Astrid Lindgren, Mio piccolo Mio, Salani, 2025 (prima edizione 1954)
  • Germano Antonucci, La ragazza di luce, TerraRossa, 2025
  • Lena Frölander-Ulf, Lotte Pelomatto, Iperborea, 2025 (prima edizione 2023)
  • Maddalena Vaglio Tanet, Rim e le parole liberate, Rizzoli, 2024