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Introduzione

Siamo in tempi di orientamento. I ragazzi più capaci vivono il dilemma della scelta tra il liceo o l’istituto tecnico; chi più chi meno, sul futuro di tutti grava comunque la scure delle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale.

Il World Economic Forum commissiona ogni due anni uno studio sul futuro delle professioni. Il Future of Jobs Report 2025 analizza l’impatto dell’Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI). Lo studio ha raccolto le opinioni di numerosi dirigenti (employers) sui futuri investimenti tecnologici entro il 2030 e sulle prevedibili ricadute sulle professioni.

Secondo il report, il 60% dei dirigenti prevede un’estensione dell’innovazione tecnologica finalizzata all’ampliamento dei servizi digitali ed è consapevole che ciò modificherà il mercato del lavoro. Particolare incidenza avranno il ricorso all’IA e ai robot e sistemi autonomi, ma rilevante sarà anche l’impatto della diffusione dei sistemi di stoccaggio e distribuzione dell’energia (Figura 1.2).

Occupazioni in declino e occupazioni in crescita

In conseguenza delle innovazioni digitali nelle aziende, i dirigenti prevedono un forte incremento degli specialisti di big data, degli ingegneri FinTech e degli specialisti di IA e apprendimento autonomo. In declino sono invece previsti i ruoli amministrativi come cassieri e bigliettai, assistenti amministrativi e segretari esecutivi, addetti alla stampa, contabili e revisori dei conti (Figura 2.2).

I dirigenti constatano che il processo decisionale è sempre più complesso e dipendente dai dati e sottolineano la crescente importanza della formazione dei lavoratori.

Secondo il report, in un panorama guidato sempre più dalla tecnologia, rilevante diviene la formazione di un pensiero sia analitico sia sistemico. Al report potremmo aggiungere che non sono qualità che si improvvisano con corsi di aggiornamento aziendali; sono invece qualità che sgorgano da un terreno ben curato con una solida formazione scolastica di base. Formazione spesso sottovalutata da giovani e adulti; a volte alla rincorsa del mito del “saper fare” aziendale.

 

L’Intelligenza Artificiale Generativa

La FIG. 3.1 mette in rilievo la capacità dell’IA Generativa GPT-4o di sostituire specifiche attività umane. Secondo l’indagine, gli attuali strumenti dell’IA Generativa permettono un elevato grado di sostituzione nelle competenze tipo data mining e machine learning; a rischio sono anche la lettura, la scrittura, la matematica e il multilinguismo, dove l’IA può aiutare a riassumere informazioni complesse, a redigere testi, a eseguire calcoli e a tradurre. 

Ad ogni modo, al momento, il 69% delle competenze esaminate presenta comunque un rischio di sostituzione basso, o molto basso; si tratta di attività in cui è richiesta esecuzione fisica e valutazione critica; competenze radicate nei rapporti umani, come capacità di elaborazione sensoriale, empatia e ascolto attivo, destrezza manuale, sopportazione e determinatezza, e che richiedono interazione pratica.

Lo studio sottolinea tuttavia che in futuro i progressi nella robotica potrebbero impattare anche su queste competenze.

Conclusione

Le FIG. 2.2 e 3.1 non sono in contraddizione. La FIG. 2.2 si riferisce all’introduzione e all’adattamento dell’IA nelle aziende, per le quali è richiesta una comprensione approfondita e un’elevata capacità di problem solving per implementare non più i “modelli standard”, ma nuovi “sistemi di decisione”.

La FIG. 3.1 si riferisce invece a tutte le applicazioni standard dell’IA, dove il tecnico non genera alcun valore aggiunto, dove l’attività è confinata alla scrittura di codice ML standard e a modelli tradizionali.

L’indagine rileva che attualmente gli esseri umani svolgono il 47% delle attività lavorative e i dirigenti stimano che, con l’automatizzazione dei processi, nel 2030 l’incidenza scenderà al 33%; tuttavia, stimando anche un incremento delle attività, per cui l’occupazione nel mondo, invece di diminuire, aumenterà del 7%. 

Il report considera problematici punti come la trasformazione dei lavori, la capacità degli uomini di lavorare con le macchine e quanto del valore economico generato sarà redistribuito ai lavoratori. Per non escludere fasce di lavoratori dai processi produttivi, il report consiglia ai dirigenti di attivare la formazione continua.

Alla luce di questo scenario, conviene ricordare ai nostri studenti il valore della formazione di base, cioè il valore degli anni che trascorrono a scuola.

Il report può essere consultato al seguente link:

https://www.weforum.org/publications/the-future-of-jobs-report-2025/