Il motto latino Carpe diem è un invito al godimento del tempo presente, inteso come occasione, momento, attimo fuggente.
Quando Orazio, nell’ode 11 del primo libro dei Carmina, scrive carpe diem, utilizza un verbo agricolo, carpere, che non significa semplicemente “cogliere”, ma “strappare”, “recidere il frutto maturo con decisione”. È un atto di audacia consapevole contro l’incertezza del domani. Il tema affonda le radici nella letteratura greca (da Alceo ad Asclepiade), ma in Orazio diventa una filosofia di vita: negare la spes (la speranza nel futuro) per abbracciare l’autarchia, ovvero l’autosufficienza interiore. Chi vive nel diem non procrastina: agisce.
Tuttavia, il tempo che fugge non è sempre un invito gioioso: Petrarca trasformerà questa urgenza in malinconia e, infatti, nel suo La vita fugge e non s’arresta un’hora, il poeta piange il frutto non colto, il tempo scivolato via tra le dita senza essere stato vissuto.
Con l’influenza del Roman de la rose, il concetto evolve: il motivo erotico alimenta la vena edonistica del carpe rosam, ovvero “cogliere la rosa”, vivere appieno la giovinezza, cioè l’amore sensuale, perdendo di fatto la prospettiva marcatamente epicurea dell’autosufficienza interiore, in funzione di un più lieve invito al godimento carnale che non è autarchico, nella misura in cui non basta a sé stesso. Questa accezione si trova ad esempio in Lorenzo de’ Medici, nel Trionfo di Bacco e Arianna, in Poliziano, I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino. Anche in Tasso nella Gerusalemme liberata, XVI, 15, si legge: “Cogliam d’amor la rosa”, per esprimere l’esortazione a godere dei piaceri dell’amore e della giovinezza, simboleggiati appunto dalla rosa, che fiorisce e sfiorisce rapidamente.
Questo filo rosso attraversa i millenni e arriva nelle aule di scuola più famose del grande schermo. Come dimenticare il professor Keating (interpretato da Robin Williams) ne L’attimo fuggente? Sussurrando ai suoi studenti davanti alle vecchie foto dei collegiali del passato, Keating cita proprio Orazio e i poeti seicenteschi. Il messaggio resta lo stesso, potentissimo e attuale: non aspettare. Semplicemente, vivi.