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Bullismo e cyberbullismo

Puntata 4

Il fenomeno del Cyberbullismo: che cos’è

Nel 2015 il MIUR ha lanciato un chiaro segnale contro ogni forma di bullismo e di cyberbullismo, attraverso le cosiddette Linee di Orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo, un documento inviato a tutte le scuole italiane. In esso si individua la necessità di educare gli studenti a un uso corretto e consapevole della rete e di tutti quegli ambienti di comunità virtuali (come per esempio i social network) in cui sono più diffusi episodi e atti di cyberbullismo. Come si evince dal documento, l’educazione e la prevenzione al bullismo online devono passare, oltre che dalle politiche d’intervento attuate dal MIUR, prima di tutto dalle scuole, attraverso azioni rivolte agli studenti e alle loro famiglie.

Il ruolo decisivo della scuola nella lotta al bullismo e al cyberbullismo è ribadito dalla Legge del 13 luglio 2015, n. 107 “La Buona Scuola”, in cui, tra gli obiettivi formativi individuati come prioritari, vi è proprio il contrasto a tali fenomeni, come leggiamo nell’articolo 1, comma 7, lettera l: «prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, di ogni forma di discriminazione e del bullismo, anche informatico; potenziamento dell’inclusione scolastica e del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati anche con il supporto e la collaborazione dei servizi socio-sanitari ed educativi del territorio e delle associazioni di settore e l’applicazione delle linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati, emanate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il 18 dicembre 2014». Con la Legge 71/2017 (“Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”) viene infine introdotta in tutte le scuole la figura del docente responsabile per il cyberbullismo.

Un bullismo attraverso la rete

Con il termine cyberbullismo (o “bullismo online”) si indica una tipologia di bullismo offensivo e sistematico perpetrato tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione e, più in generale, attraverso la rete Internet. Il fenomeno consiste in un atto (o una serie di atti) di aggressione intenzionale compiuto contro una vittima da parte di un individuo (o un gruppo di individui) attraverso strumenti di comunicazione elettronica come cellulari, computer e tablet.

Rispetto al bullismo tradizionale, il cyberbullismo è caratterizzato da una serie di precondizioni specifiche dovute alla natura del contesto entro cui il cyberbullo si trova ad agire.

Le condizioni

Caratteristiche e differenze dal bullismo “tradizionale”

  1. Prima condizione è quella dell’anonimato: luoghi virtuali come chat, social network e messaggi costituiscono infatti spazi protetti in cui è possibile operare in totale anonimato attraverso una modalità di relazione indiretta che non prevede l’incontro faccia a faccia. Seppure ogni comunicazione in rete lasci sempre delle tracce, per la vittima può infatti essere molto difficile risalire all’identità del suo molestatore. Tale disparità di potere tra bullo e vittima consente al primo di agire indisturbato e impunito con comportamenti scorretti e aggressivi.
  2. Seconda condizione è quella dell’assenza di limiti spazio-temporali: se il bullismo è sempre circoscritto all’interno di una o più aree fisiche specifiche, il cyberbullismo può colpire la vittima in ogni luogo e momento, ogni volta cioè che si collega al mezzo elettronico utilizzato dal cyberbullo. Ciò contribuisce in misura rilevante a rendere più difficoltosi il riconoscimento e la gestione del fenomeno.
  3. La terza condizione ha invece a che fare con un processo di deresponsabilizzazione dell’individuo: la possibilità di essere su Internet “un’altra persona”, o comunque di mantenere una certa distanza fisica dalla vittima, crea delle dinamiche sociali per cui offendere, minacciare e perseguitare diventa più semplice e può apparire come un comportamento “meno grave”. Di contro a questo processo di deresponsabilizzazione, tuttavia il cyberbullismo comprende anche una condivisione di responsabilità: un atto di cyberbullismo può essere compiuto non solo da chi perseguita sistematicamente la vittima, ma anche da chi semplicemente visiona un’immagine o un video e decide di condividerlo al pubblico potenzialmente infinito di Internet. Per identificare il fenomeno del cyberbullismo non è infatti necessario che l’atto offensivo o persecutorio sia reiterato nel tempo dallo stesso individuo, poiché le informazioni che vengono diffuse su Internet rimangono disponibili ai suoi utenti per lungo tempo e a prescindere dalle azioni successive compiute dal cyberbullo.

Uno schema

Sintesi  delle caratteristiche specifiche di ciascuno dei due fenomeni

Modalità e strumenti del cyberbullismo

È possibile distinguere il fenomeno del cyberbullismo in due tipologie connesse ai luoghi e agli strumenti utilizzati dal cyberbullo per i suoi atti di aggressione. Riconosciamo infatti:
• un cyberbullismo diretto: quando il bullo utilizza strumenti di messaggistica istantanea per indirizzare alla vittima le sue aggressioni in forma diretta e immediata;
• un cyberbullismo indiretto: quando il bullo utilizza aree pubbliche della rete come chatroom, bacheche social e forum per diffondere ad altri utenti immagini o video denigratori nei confronti della vittima. In questa tipologia il pubblico di “spettatori”, trasformato in strumento di coinvolgimento e condivisione, è spinto dal bullo a essere parte attiva degli atti denigratori da lui compiuti nei confronti della vittima.

Sulla base delle differenti modalità in cui avviene l’aggressione, sono state individuate diverse categorie di cyberbullismo, tra cui:
 Flaming: messaggi online violenti e volgari indirizzati con lo scopo di suscitare vere e proprie battaglie verbali, tra due o più soggetti, all’interno di forum, chatroom e gruppi online. Il flaming può essere circoscritto a una o più conversazioni e il divertimento dell’aggressore sembra più legato al piacere di insultare o minacciare il prossimo che, protetto a sua volta dall’anonimato e quindi da una presunta invisibilità, può sentirsi legittimato a rispondere alle provocazioni in modo ugualmente aggressivo, di fatto alimentandole;
Harassment: messaggi offensivi e molesti inviati ripetutamente alla stessa persona. A differenza del flaming, nell’harassment la persona che riceve gli insulti rientra a tutti gli effetti nella categoria di vittima, perché indifesa e del tutto incapace di reagire alle molestie subite;
Cyberstalking: ripetuti tentativi di contatto che il molestatore tenta di instaurare con la sua vittima attraverso l’utilizzo dei media digitali. Il fenomeno si verifica con più frequenza nell’ambito di relazioni sentimentali o amicali interrotte, e oltre a minacce e insulti può comprendere anche la diffusione di materiale privato (come video o fotografie della vittima) in possesso del cyberbullo;
Denigration: diffusione, da parte del molestatore, di pettegolezzi, calunnie e offese all’interno di comunità virtuali allo scopo di danneggiare la reputazione della vittima. Questa modalità può comprendere anche la diffusione di materiale fotografico modificato con software di fotoritocco al fine di ridicolizzare la vittima o renderla protagonista di scene sessualmente esplicite;
Impersonation: vera e propria sostituzione di persona che consiste nel violare l’identità virtuale della vittima con l’obiettivo di darle una cattiva immagine e danneggiarne la reputazione e le amicizie;
Outing and Trickery: pubblicazione e diffusione di informazioni riservate e/o imbarazzanti estorte alla vittima con l’inganno, dopo aver instaurato con lei un clima di fiducia al solo scopo di danneggiarla;
Exclusion: esclusione deliberata di una persona da un gruppo online allo scopo di suscitare in essa un sentimento di emarginazione;
Happy slapping: diffusione online di materiale video in cui la vittima viene picchiata da uno o più aggressori. Le immagini, pubblicate su Internet, possono assumere un carattere di diffusione virale, aprendo discussioni e alimentando così la condivisione in rete.