#cittadinanzadigitale

Digital storytelling

puntata 8

Che cos’è

Lo storytelling

Il termine “storytelling” indica l’atto del narrare e si riferisce alla disciplina che utilizza i princìpi della retorica e della narratologia nel processo di organizzazione e presentazione dei contenuti. Molto diffuso all’interno di contesti e ambiti tra loro diversi – dalla televisione alla pubblicità, dal mondo delle aziende a quello della scuola –, lo storytelling è indissolubilmente legato alla storia della cultura umana, a partire dalle prime rappresentazioni rupestri sino all’attuale diffusione dello storytelling management, cioè della narrazione applicata al mondo dell’impresa. Nel corso degli ultimi anni la rapida diffusione del digitale ha consentito di ampliare ulteriormente la disciplina, fornendo una serie di inediti strumenti interattivi e multimediali in grado di allargare il campo dei codici comunicativi in nostro possesso. Nel quadro complessivo delle pratiche didattiche, la narrazione rappresenta un elemento formidabile ai fini dell’apprendimento, poiché consente di organizzare pensiero e contenuti all’interno di un percorso logico che coinvolge più canali di comunicazione, da quello visivo a quello uditivo, stimolando in questo modo abilità cognitive, linguistiche e mnemoniche al tempo stesso.

Il digital storytelling all’interno della scuola

I contenuti di apprendimento che oggi siamo in grado di produrre non si limitano più a integrare parole e immagini, ma utilizzano anche filmati, grafici, diagrammi, mappe, animazioni e svariati materiali online: strumenti potenzialmente utili a rinnovare le metodologie didattiche, ma che ancora fatichiamo a introdurre efficacemente all’interno della scuola.

Con l’espressione “digital storytelling” si intende l’organizzazione di questi contenuti all’interno di una struttura narrativa transmediale realizzata grazie a strumenti e tecnologie digitali. Numerosi servizi e applicazioni web ci consentono oggi di realizzare presentazioni efficaci con estrema facilità. Ma innanzitutto, prima di mettere mano a questi strumenti, può essere utile seguire un processo che preveda:

  • l’individuazione di un’idea di partenza;
  • la stesura – individuale o cooperativa – di uno script;
  • la creazione di uno storyboard e di un tessuto narrativo sulla base del quale viene ricercato, raccolto o prodotto il materiale necessario (testi, audio, disegni, immagini ecc.). A questo punto, infatti, la storia si traduce in linguaggio audiovisivo utilizzando mezzi digitali con tecniche come la scansione, il fotoritocco, la modellazione 3D o la registrazione digitale.

L’efficacia del digital storytelling applicato alle metodologie didattiche dipende tuttavia da un insieme complesso di fattori, che includono non solo le precondizioni tecnologiche e di competenza, ma anche metodologie e capacità di individuare i format narrativi più adatti.

Tipologie

Quante tipologie di “digital storytelling” esistono?

All’interno del ricco e complesso universo del digital storytelling è possibile individuare e classificare alcune tipologie specifiche basate sul tipo di medium e sui modelli di narrazione che si sceglie di adottare.

  1. La prima tipologia è quella dello storytelling lineare, la tradizionale forma di narrazione in cui l’autore predispone la trama attraverso una sequenza di eventi 1concatenati tra loro e che si susseguono l’un l’altro. In questa modalità il lettore/ascoltatore viene condotto all’interno della narrazione attraverso un percorso lineare che prevede un inizio, un centro e una fine.
  2. Seconda tipologia è quella dello storytelling non lineare, cioè una forma narrativa costituita da un corpus di contenuti strutturato in modo che le potenziali strade da percorrere per il lettore/ascoltatore siano multiple e variabili. Il concetto stesso di “non linearità” fa sì che la narrazione non necessariamente si sviluppi attraverso una sequenza di tipo cronologico, consentendo in questo modo una notevole flessibilità alla trama. Il fruitore, da semplice lettore o spettatore passivo, si trasforma così in “co-autore”, dal momento che gli è offerta la possibilità di controllare l’evolvere della storia e di creare percorsi alternativi e possibili sviluppi finali.
  3. La terza tipologia narrativa è rappresentata dallo storytelling adattivo, con cui s’intende una narrazione interattiva che consente di intervenire nel processo di costruzione della storia adattandola rispetto alle alterazioni causate dall’intervento del fruitore.
  4. Quarta tipologia è quella dello storytelling collaborativo in cui la storia viene generata simultaneamente da più individui che, a turno, condividendo il ruolo dell’autore, partecipano alla creazione di una porzione della storia. Rispetto a una narrazione di tipo tradizionale, in cui autore e lettore sono ben distinti tra loro (il primo con funzione attiva, il secondo solo passiva), in questo caso il lettore può divenire autore a sua volta prendendo parte allo sviluppo della storia.

Il data storytelling

Anche i dati possono essere raccontati, ed esistono diversi modi per farlo: è possibile mostrarli semplicemente in tabella, oppure spiegarli attraverso un testo, corredarli di immagini, trasformarli in un grafico o animarli. La scelta del mezzo migliore per rappresentare un insieme di dati (o data set) dipende da diversi fattori. Innanzitutto occorre considerare il destinatario, i suoi interessi e la sua conoscenza dell’argomento a cui i dati fanno riferimento, quali informazioni siano pertinenti nel contesto e quali potrebbero perdersi scegliendo una specifica tipologia di rappresentazione, ma, soprattutto, è necessario definire l’obiettivo, ovvero che cosa si intenda “raccontare”. I fattori che portano a scegliere un mezzo piuttosto che un altro costituiscono il cosiddetto data storytelling, ovvero la narrazione dei dati. Il modo più semplice per rappresentare visivamente dati di tipo numerico e relazioni tra grandezze è l’uso dei grafici: a torta, a linee, ad aree, a barre, in forma di istogramma, per citarne alcuni tra i più comuni. Ciascuna tipologia di grafico può rivelarsi più adatta a un contesto piuttosto che a un altro. Per questo motivo è sempre necessario stabilire sin dall’inizio l’obiettivo che si intende raggiungere attraverso la rappresentazione di uno specifico set di dati.

Tuttavia, in alcuni contesti, una rappresentazione di dati efficace potrebbe avere bisogno di essere accompagnata da informazioni testuali o visive. Una delle espressioni di data storytelling maggiormente utilizzate nel settore dell’informazione è infatti l’infografica. Con questo termine s’intende una rappresentazione grafica di dati, informazioni o conoscenza condotta attraverso l’uso di immagini, testi, mappe e grafici, che risulti al destinatario di immediata e chiara comprensione. L’infografica è una forma di comunicazione che si pone come un ibrido che coglie elementi dalle arti visive e dal giornalismo e li mescola con le nuove tecnologie digitali e il web. Nei suoi usi online è caratterizzata da uno sviluppo verticale verso il basso, che facilita la lettura a schermo tramite scroll, anche su smartphone. Per la realizzazione di infografiche efficaci si parte da un lavoro di analisi e sintesi su uno specifico argomento, che porta all’aggregazione sintetica di dati e informazioni originariamente destrutturati, e all’identificazione delle informazioni maggiormente significative. Queste vengono poi associate a grafici e immagini per essere strutturate armonicamente e disposte su un’unica immagine finale. In contesti didattici possono diventare media di supporto e rafforzamento per presentare agli allievi concetti e informazioni in maniera strutturata, ma possono anche essere il prodotto finale di un processo di apprendimento nel quale saranno gli studenti a dover creare un’infografica a completamento di un percorso.