#cittadinanzadigitale

Flipped classroom

puntata 7

La nuova scuola digitalmente aumentata

Un modello di didattica laboratoriale

La nuova scuola digitalmente aumentata, nello scardinare l’assetto tradizionale della lezione frontale, apre a un orizzonte fisico e concettuale funzionale a un’effettiva riabilitazione della didattica attiva e partecipativa, che richiede ogni giorno nuovi spazi fisici e dispositivi di apprendimento adeguati ai nuovi modelli pedagogici. Del resto, l’«innovazione degli ambienti di apprendimento», come si legge nel Piano Nazionale Scuola Digitale, è un concetto cardine nello sviluppo di una «didattica laboratoriale come punto d’incontro essenziale tra sapere e saper fare» (PNSD, azione 4). Il tradizionale modello di edificio scolastico, funzionale a trasmettere conoscenze e saperi agli studenti tramite un ciclo di apprendimento frontale fondato sul rapporto gerarchico docente-allievo, si rivela oggi non più sufficiente a soddisfare i nuovi bisogni formativi e le competenze necessarie richieste all’interno di una società sempre più complessa e pluridimensionale come quella contemporanea. A partire da queste esigenze si è giunti a una complessiva messa in discussione dei modelli pedagogici finora sviluppati che ha portato all’elaborazione di nuove teorie e paradigmi didattici.

Un esempio

La flipped classroom

Con l’espressione inglese flipped classroom (“classe capovolta”) si fa riferimento a un approccio metodologico didattico in cui il tradizionale ciclo di apprendimento costituito da lezione frontale, studio individuale e verifiche in classe, con un rapporto docente-allievo di tipo gerarchico, viene ribaltato, presentando invece un modello fondato sulla possibilità, da parte dello studente, di seguire la spiegazione dei contenuti a casa e svolgere le esercitazioni a scuola. Tale modello è finalizzato a favorire un apprendimento attivo dello studente attraverso il supporto di strumenti multimediali utilizzati durante l’insegnamento e in fase di apprendimento. Con la flipped classroom i tradizionali ruoli di studente e insegnante vengono così ribaltati: se il primo si trasforma da semplice uditore passivo della lezione frontale ad attore responsabile del proprio apprendimento, il secondo, da dispensatore di conoscenze e sapere, passa a essere una figura di sostegno e tutoring in grado di guidare lo studente nel processo di apprendimento.

La selezione e la scelta dei materiali consultati a casa dallo studente per conoscere l’argomento spettano naturalmente all’insegnante, che può predisporre o reperire in rete una serie di oggetti multimediali come podcast, slide, PDF e video, da integrare a dispense cartacee o direttamente al libro di testo. Trovandosi nell’ambiente a lui più congeniale, lo studente avvierà un processo di apprendimento autonomo e individuale grazie al materiale prodotto o assemblato dall’insegnante, arrivando in questo modo in classe già preparato sull’argomento della lezione. Quest’ultima verterà così su un’esercitazione pratica e su un momento di confronto collettivo in cui dissipare eventuali dubbi degli studenti e rafforzare così le conoscenze acquisite.

In una semplificazione di una ideale ora di lezione si potrebbero mettere a confronto i due modelli teorici della classe tradizionale e di quella capovolta come segue.

È da notarsi soprattutto lo spazio che viene liberato per le attività di tipo laboratoriale, le quali, sotto la guida dell’insegnante e il supporto del gruppo classe, aiutano gli studenti a mettere in atto competenze, oltre che conoscenze.