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Identità digitale

Puntata 2

Cosa dice il PNSD

I profili digitali e la privacy

Come riportato nell’azione 9 del Piano Nazionale Scuola Digitale «“La Buona Scuola” (legge n. 107/2015) ha codificato la necessità di dotare gli studenti di un profilo digitale, trasformando quella che fino ad ora era un’opportunità per gli studenti in un diritto». La creazione di un profilo digitale per ogni studente e per ciascun docente, associati rispettivamente alla Carta dello Studente e alla Carta del Docente, è raccomandata dalle azioni 9 e 10 del PNSD. Le due “carte” hanno infatti bisogno dello SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) per essere attivate, con questo sistema si intende dotare tutti i cittadini italiani di un’identità digitale. Tuttavia, se da un lato creare un profilo digitale può senz’altro agevolare e facilitare una serie di azioni che altrimenti verrebbero rallentate dalla complessità dei sistemi burocratici, dall’altro può voler dire anche – specie per i meno esperti – incorrere in una serie di rischi e pericoli relativi alla protezione dei propri dati personali.

Il sistema scolastico è chiamato pertanto a educare gli studenti alla protezione della propria privacy online, istruendoli sui vantaggi e i rischi che si corrono rilasciando sul web informazioni personali e portando in classe esempi concreti che illustrino i meccanismi di funzionamento della raccolta ed elaborazione dei dati da parte delle aziende.

Parlare di “profili digitali” presuppone tuttavia una distinzione da fare tra tre concetti fra loro simili ma ben distinti quando si parla di identità: identità reale, identità virtuale e identità digitale.

Le tre tipologie di ‘identità’

Identità reale, virtuale e digitale

Nel campo delle scienze sociali, l’“identità” corrisponde all’insieme delle caratteristiche fisiche, psicologiche e comportamentali che contraddistinguono un individuo e lo rendono diverso dagli altri. Il concetto fa riferimento alla duplice concezione che, da un lato, l’individuo ha di se stesso, vale a dire come si percepisce nella sfera individuale, e che dall’altro ha di lui il gruppo sociale che lo ospita. La nozione di identità è quindi legata inscindibilmente a quelle di genere sessuale, etnia, nazione d’appartenenza, classe sociale, professione ecc., presentandosi di fatto come un concetto non immutabile, di matrice culturale, che si trasforma con la crescita e i cambiamenti sociali.

Con “identità virtuale” ci si riferisce invece a un’identità potenziale e immaginaria costruita ad hoc da un utente all’interno di una comunità virtuale online, spesso a scopo ludico, focalizzata su una dimensione virtuale e opposta a quella reale. L’espressione, particolarmente in uso negli anni ’90 del XX secolo, è strettamente connessa al concetto di “avatar”, la rappresentazione visuale immaginifica che l’utente associa alla propria identità virtuale all’interno di community e ambienti virtuali.

A partire dalla seconda metà degli anni 2000, con la capillare diffusione dei social network, il concetto di identità online si sposta progressivamente verso una dimensione più reale, di fatto sfumando sempre più i confini tra online e offline. Presto al concetto di identità virtuale si affianca quindi quello di “identità digitale”, con cui si intende l’insieme di tutte le informazioni su un individuo memorizzate all’interno di un sistema informatico, in altre parole l’identità che un utente della rete determina e costruisce online attraverso le informazioni reali cedute e tutte le azioni da lui svolte su Internet. In fase di iscrizione, social network come Facebook, Twitter o Instagram obbligano i propri utenti a rilasciare alla piattaforma una nutrita serie di informazioni che contraddistinguono la loro identità reale (come ad esempio dati anagrafici, dati professionali, gusti, preferenze politiche ecc.), che vengono in questo modo trasmesse direttamente alla loro identità digitale.