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L'apprendimento esperienziale a scuola

puntata 4

Formazione situata per costruire competenze situate

Come sottolineato dai documenti programmatici nazionali, l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli adolescenti vivono e per acquisire competenze specifiche spesso non vi è bisogno dei contesti scolastici. Ciò richiede che la scuola riveda il suo ruolo di “dispensatrice di conoscenze” in favore di un ruolo di promozione della capacità degli studenti di dare senso alla varietà delle loro esperienze. Questo però è possibile se la scuola si interroga su quali sono le esperienze vissute dai ragazzi nel loro quotidiano e le preconoscenze (e misconcezioni) che queste hanno prodotto, le quali incidono pesantemente sull’acquisizione delle competenze “scolastiche”.

L’esperienza non genera automaticamente apprendimento: le persone possono fare tanta esperienza e… sbagliare sempre. Senza un percorso non estemporaneo di riflessione e di concettualizzazione l’esperienza non genera da sola “insegnamenti” da riapplicare in situazioni analoghe. L’apprendimento nasce dall’esperienza, ma non è il frutto dell’esperienza in sé: esso nasce dalla riflessione sistematica e controllata sull’esperienza, messa in atto dal soggetto che apprende. “Esperienza” non vuol dire solo attività fisica, manipolativa, laboratoriale, ma anche attività quali leggere un testo, ascoltare un’esposizione, osservare le azioni altrui. È l’atto dell’“esperire” in tutte le sue forme, ossia il raccogliere informazioni attraverso l’interazione sensibile con la realtà (ascolto, osservazione, decodifica, uso, pratica…).

Le buone esperienze non vengono da sole. Nella vita quotidiana non vi è distacco tra mondo dell’“imparare” e mondo del “fare”: ogni situazione genera esperienze che possono diventare ottime occasioni di apprendimento, ma non è detto che i soggetti abbiano sempre l’occasione di condurre le migliori esperienze possibili. Non solo: anche se i soggetti vengono posti in situazioni potenzialmente valide per generare apprendimento, non è detto che siano in grado di compiere da soli buone riflessioni sulle esperienze compiute. La guida istruttiva di un docente (o di un tutor o dei propri pari, a patto che siano in grado di farlo) è quindi fondamentale per proporre al ragazzo le “giuste” situazioni, per orientarlo nella riflessione sull’esperienza compiuta e aiutarlo ad astrarre conoscenze, abilità e competenze e a consolidarle nel suo bagaglio stabile di sapere. Apprendere dall’esperienza non è un fatto individuale ma un fatto sociale.

La scuola deve quindi mettere l’alunno in situazione, facendo emergere le sue potenzialità e le sue risorse attraverso esperienze didattiche aperte e stimolanti, che lo incuriosiscano e lo mettano alla prova. Sono queste esperienze guidate che stimolano la riflessione e la costruzione di nuovi saperi e competenze, inducono autonomia nell’affrontare anche compiti nuovi e imprevisti e promuovono il senso di responsabilità che si traduce nel fare bene il proprio lavoro e nel portarlo a termine, avendo cura di sé, degli oggetti e degli ambienti.

È necessario concepire nuovi modelli di organizzazione del lavoro in classe che partano dalle preconoscenze(e misconcezioni) dei ragazzi e li conducano verso percorsi di riflessione sistematica e generativa, che li portino a richiamare, esplorare, problematizzare ciò che sanno (o che pensano di sapere) e a integrarlo con ciò che manca, in termini sia di processi cognitivi sia di contenuti. In tal modo è possibile dare all’alunno gli strumenti cognitivi per assegnare il corretto significato a nuove esperienze e attivare un ciclo virtuoso di consapevolezza e di crescita personale in grado di farne davvero un cittadino riflessivo, competente, autonomo, responsabile.

La didattica dovrebbe quindi procedere secondo una circolarità:

Ma come è possibile, nella pratica, attuare tutto questo, anche nel rispetto dei principi evidence-informed descritti nel paragrafo precedente?

L’apprendimento esperienziale

Presenteremo un modello di strutturazione di attività didattiche basato sul ciclo di apprendimento esperienziale enunciato originariamente da J. William Pfeiffer e John E. Jones, schematizzato in Figura 3.1.

Il ciclo proposto parte da un Problema, che deve essere:

a. aperto, ossia ammettere molteplici soluzioni, ognuna con punti di forza e punti di debolezza, e comunque mai affrontato prima in classe (almeno in quella forma) altrimenti non stimolerebbe la competenza degli alunni, ma si ridurrebbe a una semplice riproduzione meccanica delle soluzioni già illustrate dal docente;

b. significativo per i soggetti a cui viene sottoposto, ossia sfidante e pensato per creare gratificazione, intrinseca o estrinseca, nel risolverlo;

c. di difficoltà mirata, ossia né troppo facile né troppo difficile, ma pensato per indurre gli alunni a compiere, in modo guidato, “quel piccolo passo in più” in grado di accrescere le loro conoscenze, abilità e competenze attuali;

d. da risolvere da soli, a coppie o in piccoli gruppi, ma sempre potendo contare sull’interazione con i compagni e con l’insegnante e sulla consultazione di materiali didattici appropriati.

Risolvere il problema porta l’alunno a compiere un’Esperienza all’interno di un contesto sociale (ad esempio, il gruppo classe o il sottogruppo con cui sta lavorando). Ciascun alunno (o ciascuna coppia o il portavoce del gruppo) deve poi narrare la sua Esperienza (Comunicazione, ossia esposizione verbale/visuale di quanto esperito) e, con l’aiuto del docente e del gruppo classe, individuare i punti di forza e i punti di debolezza della soluzione da lui (o da loro) proposta al Problema di partenza (Analisi). Il docente, insieme al gruppo classe, sintetizzerà poi i punti di forza di tutte le soluzioni emerse al fine di produrre (o proporre ex novo) una o più soluzioni ottimali e di estrapolare i principi generali su cui la soluzione o le soluzioni ottimali dovrebbero basarsi (Generalizzazione), invitando anche la classe a formulare possibili suggerimenti su altre situazioni del mondo reale a cui tali principi potrebbero essere applicati. Il docente proporrà infine un altro problema a cui tali principi e soluzioni dovranno essere applicati (Applicazione) e questo farà partire un nuovo ciclo di apprendimento esperienziale, secondo un percorso a spirale.