Costruire e certificare competenze nel primo ciclo

Esperienze di apprendimento

puntata 3

Un ruolo nuovo

Formazione situata per costruire competenze situate

Come sottolineato dalle Indicazioni, l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli adolescenti vivono e per acquisire competenze specifiche spesso non vi è bisogno dei contesti scolastici. Ciò richiede che la scuola riveda il suo ruolo di “dispensatrice di conoscenze” in favore di un ruolo di promozione della capacità degli studenti di dare senso alla varietà delle loro esperienze. Questo però è possibile se la scuola si interroga su quali sono le esperienze vissute dai ragazzi nel loro quotidiano e le preconoscenze (e misconcezioni) che queste hanno prodotto, le quali incidono pesantemente sull’acquisizione delle competenze “scolastiche”.

L’esperienza non genera automaticamente apprendimento: le persone possono fare tanta esperienza e… sbagliare sempre. Senza un percorso non estemporaneo di riflessione e di concettualizzazione, l’esperienza non genera da sola “insegnamenti” da riapplicare in situazioni analoghe.

L’apprendimento ha origine dall’esperienza, ma non è il frutto dell’esperienza in sé: esso nasce dalla riflessione sistematica e controllata sull’esperienza, messa in atto dal soggetto che apprende.

“Esperienza” non è solo l’esito di attività fisiche, manipolative, laboratoriali, ma anche di attività cognitive quali leggere un testo, ascoltare un’esposizione, osservare le azioni altrui. È l’esito dell’atto dell’“esperire” in tutte le sue forme, ossia il raccogliere informazioni attraverso l’interazione sensibile con la realtà (ascolto, osservazione, decodifica, uso, pratica…).

Le buone esperienze non vengono da sole. Nella vita quotidiana non vi è distacco tra mondo dell’“imparare” e mondo del “fare”: ogni situazione genera esperienze che possono diventare ottime occasioni di apprendimento, ma non è detto che i soggetti abbiano sempre l’occasione di condurre le migliori esperienze possibili. Non solo: anche se i soggetti vengono posti in situazioni potenzialmente valide per vivere buone esperienze, non è detto che siano in grado di compiere da soli buone riflessioni sulle esperienze compiute e generare apprendimento.

La guida istruttiva di un docente (o di un tutor o dei propri pari, a patto che siano in grado di farlo) è quindi fondamentale per proporre al ragazzo le “giuste” situazioni, per orientarlo nella riflessione sull’esperienza compiuta, per aiutarlo ad astrarre conoscenze, abilità e competenze e per consolidarle nel suo bagaglio stabile di sapere. Apprendere dall’esperienza non è un fatto individuale ma un fatto sociale.

La scuola deve quindi mettere l’alunno in situazione, facendo emergere le sue potenzialità e le sue risorse attraverso esperienze didattiche aperte e stimolanti, che lo incuriosiscano e lo mettano alla prova. Sono queste esperienze guidate che inducono la riflessione e la costruzione di nuovi saperi e competenze, favoriscono autonomia nell’affrontare anche compiti nuovi e imprevisti e promuovono il senso di responsabilità che si traduce nel fare bene il proprio lavoro e nel portarlo a termine, avendo cura di sé, degli oggetti e degli ambienti.

È necessario concepire nuovi modelli di organizzazione del lavoro in classe che partano dalle preconoscenze (e misconcezioni) dei ragazzi e li conducano verso percorsi di riflessione sistematica e generativa, che li portino a richiamare, esplorare, problematizzare ciò che sanno (o che pensano di sapere) e lo integrino con ciò che manca, in termini sia di processi di pensiero sia di contenuti. In tal modo è possibile dare all’alunno gli strumenti cognitivi per assegnare il corretto significato a nuove esperienze e attivare un circolo virtuoso di consapevolezza e di crescita personale in grado di farne davvero un cittadino riflessivo, competente, autonomo, responsabile.

Uno schema

La didattica dovrebbe quindi procedere secondo una circolarità:

E soprattutto non disconnettere mai i due momenti.