L'esame di Stato

La capacità di risoluzione di problemi

Nella ricerca psicopedagogica il “risolvere problemi” ha assunto due distinti significati, uno specifico e l’altro generale. Da un lato, la risoluzione dei problemi è un’attività strettamente connessa a discipline come la matematica o la fisica, nell’insegnamento delle quali i problemi rappresentano una prassi didattica consolidata; dall’altro, la soluzione dei problemi ha assunto, «soprattutto grazie alla vasta influenza esercitata da Dewey sul pensiero pedagogico americano ed europeo […] il carattere emblematico di un atteggiamento da costruire e rafforzare negli allievi, di uno stile di indagine e di scoperta che non riguarda solo le discipline scientifiche, ma dovrebbe investire tutto l’apprendimento».

Questa seconda accezione emerge nella letteratura psicologica. Il cognitivismo mette in evidenza come la soluzione dei problemi non sia un processo o un insieme di processi propri solo di situazioni o compiti difficili o problematici, ma una dimensione dell’attività cognitiva, che riguarda tutti i compiti in cui, anche a livelli diversi di complessità, il soggetto «utilizza dei piani e delle strategie per raggiungere un obiettivo». Senza approfondire ulteriormente i numerosi approcci al problem solving, esaminiamo brevemente quelli sottostanti alla ricerca internazionale sugli apprendimenti OCSE PISA che ne ha fatto oggetto specifico d’indagine. In PISA 2012, la definizione della competenza in problem solving, si fonda sulle nozioni di “problema” e “problem solving” comunemente accettate nella comunità scientifica: «La competenza in problem solving è la capacità di un individuo di mettere in atto processi cognitivi per comprendere e risolvere situazioni problematiche per le quali il metodo di soluzione non è immediatamente evidente. Questa competenza comprende la volontà di confrontarsi con tali situazioni al fine di realizzare le proprie potenzialità in quanto cittadini riflessivi e con un ruolo costruttivo».

Il problem solving

Il problem solving è «un processo interno al sistema cognitivo di una persona e può essere desunto solo indirettamente dalle azioni e dai risultati di quella persona; richiede la rappresentazione e la manipolazione di vari tipi di conoscenze nell’ambito del sistema cognitivo di chi risolve il problema». Dalle strategie esplorative, dalle spiegazioni, più o meno articolate, che gli studenti danno del procedimento utilizzato per risolvere il problema, si possono quindi dedurre i processi cognitivi utilizzati. Va sottolineato come PISA 2012 miri a valutare due importanti componenti della competenza in problem solving, costituite dal pensiero creativo (divergente) e dal pensiero critico: il primo è un’attività cognitiva che permette di trovare soluzioni a problemi inediti, il secondo accompagna il pensiero creativo e si usa per valutare le possibili soluzioni.

Il concetto di problem solving in PISA 2012 si riferisce ad attività individuali e si applica a questioni riguardanti la vita quotidiana, esplora la capacità dei quindicenni di attivare processi cognitivi per comprendere e risolvere situazioni problematiche per le quali la soluzione non è routinaria. In PISA 2015 si considera invece il collaborative problem solving, un’abilità critica e necessaria per l’educazione e il lavoro, che necessita di collaborazione, ossia divisione del lavoro, integrazione di informazioni da fonti multiple, obiettivi comuni, valorizzazione di diverse prospettive ed opinioni e raggiungimento di soluzioni condivise. Le componenti implicate nel costrutto proposto da PISA 2012 sono:
esplorare e comprendere (le informazioni fornite con il problema);
rappresentare e riformulare (attraverso la costruzione grafica, tabellare, simbolica o la rappresentazione verbale della situazione problematica con la formulazione di ipotesi sui fattori presi in esame e le relazioni tra di loro pertinenti);
pianificare ed eseguire (elaborazione di un piano di azione fissando obiettivi e sotto-obiettivi, ed esecuzione sequenziale dei passaggi);
monitorare e riflettere (acquisizione/costruzione di conoscenza attraverso l’errore come fattore decisivo per apprendere, monitoraggio e reazione al feedback, messa a punto delle strategie adottate).

Se aggiungiamo la collaborazione, le fasi precedenti si implementano in una dimensione collaborativa e sociale (esplorazione dello spazio del problema; raccolta e condivisione delle informazioni; discussione dei collegamenti e degli schemi; discussione delle regole e delle possibilità; formulazione di regole e ipotesi.