L'esame di Stato per la scuola secondaria di primo grado

Il pensiero critico e pensiero riflessivo

Abbiamo già visto come nel costrutto indagato da PISA 2012 il pensiero critico costituisca una componente del problem solving. Si tratta di «un processo positivo e riflessivo che aiuta a prendere le decisioni e agire»; come per altri costrutti, diverse sono le definizioni che ne sono state date dal punto di vista teorico. Robert Ennis lo definisce come «la riflessione e il ragionamento incentrati sul decidere che cosa credere o fare»; Richard Paul lo descrive come «un processo intellettuale, disciplinato, di concettualizzazione attiva e capace, di applicazione, analisi, sintesi o valutazione di informazioni ottenute o generate dall’osservazione, dall’esperienza, dalla riflessione, dal ragionamento o dalla comunicazione, che guidano le credenze e le azioni».

In ultima analisi, si propone un’accezione ampia di pensiero critico che riguarda non solo l’atteggiamento riflessivo, di consapevole accettazione o rifiuto, di una affermazione, ma anche la decisione – oltre che la valutazione – su cosa credere o fare; il pensiero critico e riflessivo necessita di due componenti principali: capacità cognitive e disposizioni affettive (o atteggiamenti). Pallascio, Benny e Patry fanno riferimento principalmente a Ennis e Paul per illustrare le componenti affettive e cognitive che favoriscono il pensiero critico.

Nel paradigma socio-costruttivista il pensiero critico assume un’importanza fondamentale in quanto si pone al centro del processo di insegnamento-apprendimento: secondo questo approccio, infatti, colui che apprende costruisce attivamente le proprie conoscenze attraverso un’attività riflessiva su di esse, interagendo con l’ambiente. Il pensiero critico può giocare un ruolo chiave nell’attività riflessiva, per giungere a una rappresentazione suscettibile di sviluppo che tenga conto dell’insieme delle informazioni, delle conoscenze ed esperienze relative alla situazione.

Tra pensiero metacognitivo e pensiero critico sussistono somiglianze e differenze; entrambi riguardano lo sviluppo di un pensiero riflessivo e trovano collocazione in un insegnamento che mira a sviluppare l’autonomia di chi apprende, sia nel suo apprendimento che nella soluzione di problemi scolastici o reali: «Il pensiero critico in un’ottica generale di educazione al vivere civile, che mira ad una testa ben fatta e non solo ad una testa ben piena, risulta una finalità di primo piano dell’educazione, mentre un pensiero metacognitivo è uno strumento molto potente ed ora essenziale da controllare, uno strumento che permette, per esempio, di sostenere l’esercizio e lo sviluppo di un pensiero critico».

Nel Profilo delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione si legge infatti che «Il possesso di un pensiero razionale […] consente di affrontare problemi e situazioni sulla base di elementi certi e di avere consapevolezza dei limiti delle affermazioni che riguardano questioni complesse che non si prestano a spiegazioni univoche».

Collegamento organico e significativo tra le varie discipline di studio

Che cosa significa realizzare collegamenti organici e significativi tra le varie discipline di studio? Le Indicazioni nazionali, nel capitolo sul curricolo, dedicano un apposito paragrafo al tema “Aree disciplinari e discipline”.

In esso si afferma che «Le discipline, così come noi le conosciamo, sono state storicamente separate l’una dall’altra da confini convenzionali che non hanno alcun riscontro con l’unitarietà tipica dei processi di apprendimento. Ogni persona, a scuola come nella vita, impara infatti attingendo liberamente dalla sua esperienza, dalle conoscenze o dalle discipline, elaborandole con un’attività continua e autonoma».

A monte, quindi, gli alunni devono essere stati messi nelle condizioni di apprendere a:
ricomporre i grandi oggetti della conoscenza […] in una prospettiva complessa, volta cioè a superare la frammentazione delle discipline e a integrarle in nuovi quadri d’insieme;
promuovere i saperi propri di un nuovo umanesimo: la capacità di cogliere gli aspetti essenziali dei problemi; la capacità di comprendere le implicazioni, per la condizione umana, degli inediti sviluppi delle scienze e delle tecnologie; la capacità di valutare i limiti e le possibilità delle conoscenze; la capacità di vivere e di agire in un mondo in continuo cambiamento;
• diffondere la consapevolezza che i grandi problemi dell’attuale condizione umana (il degrado ambientale, il caos climatico) possono essere affrontati e risolti attraverso una stretta collaborazione non solo fra le nazioni, ma anche fra le discipline e fra le culture.

La scuola non risponde alle sue finalità se promuove solo l’accumulo di informazioni, cosa che peraltro avviene anche nella quotidiana vita extrascolastica dei bambini e degli adolescenti. La scuola deve invece promuovere sostanzialmente la capacità di instaurare connessioni fra le discipline, che possono riguardare contenuti, concetti, abilità, metodi di indagine.