L'esame di Stato

L'esposizione

La circolare ministeriale n. 86 del 27 ottobre 2010 precisa, a proposito di Cittadinanza e Costituzione introdotta nell’ordinamento dalla legge n. 169/2008, che tale insegnamento implica sia una dimensione integrata, ossia interna alle discipline dell’area storico-geografico-sociale, sia una dimensione trasversale, che riguarda tutte le discipline, in riferimento a tutti i contenuti costituzionalmente sensibili e suscettibili di educare la personalità degli allievi.

Le Indicazioni nazionali per il curricolo affermano che «l’educazione alla cittadinanza viene promossa attraverso esperienze significative che consentano di apprendere il concreto prendersi cura di se stessi, degli altri e dell’ambiente e che favoriscano forme di cooperazione e di solidarietà», che «obiettivi irrinunciabili sono la costruzione del senso di legalità e lo sviluppo di un’etica della responsabilità» e che «accanto ai valori e alle competenze inerenti la cittadinanza, la scuola del primo ciclo include nel proprio curricolo la prima conoscenza della Costituzione della Repubblica italiana».

Molta parte dell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione fa dunque riferimento alle competenze sociali e civiche che «includono competenze personali, interpersonali e interculturali e riguardano tutte le forme di comportamento che consentono alle persone di partecipare in modo efficace e costruttivo alla vita sociale e lavorativa, in particolare alla vita in società sempre più diversificate, come anche a risolvere i conflitti ove ciò sia necessario». Va sottolineato che la competenza civica dota le persone degli strumenti per partecipare appieno alla vita civile grazie alla conoscenza dei concetti e delle strutture sociopolitici e all’impegno a una partecipazione attiva e democratica.

È evidente che l’educazione alla cittadinanza non può limitarsi all’acquisizione di alcune conoscenze e abilità, ma coinvolge anche la qualità dell’esperienza degli studenti a scuola e, quindi «sia la qualità delle relazioni tra studenti e con gli insegnanti, sia la possibilità di partecipare alla vita della scuola, attraverso un esercizio attivo dei loro diritti e doveri di cittadini. L’esperienza scolastica dovrebbe, cioè, essere improntata a quegli stessi valori che si vorrebbe fossero acquisiti dagli studenti, caratterizzandosi come un “ambiente democratico di apprendimento” (come indicato nei documenti del Consiglio d’Europa)».

Esposizione organica e coerente, utilizzo del lessico

Anche se non esplicitamente citata nei risultati attesi previsti dal colloquio d’esame, è fuori dubbio che il colloquio debba anche verificare e valutare la capacità di esprimere e interpretare concetti, pensieri, sentimenti, fatti e opinioni in forma orale, che costituisce uno dei tratti della competenza chiave Comunicazione nella madrelingua, peraltro richiamata nello specifico da molti dei traguardi per lo sviluppo delle competenze relativi all’italiano.

Sottolineava Daniela Bertocchi come gli estensori del documento avessero «deciso di valorizzare molto l’oralità e le abilità collegate» sulla base di tre principali considerazioni:

• la pratica in gran parte delle scuole (in particolare nella secondaria di I grado) pone in evidenza come l’oralità sia ancora la “Cenerentola” delle abilità linguistiche, […] spesso limitandosi all’ascolto (neppure opportunamente guidato) della lezione dell’insegnante, all’interrogazione e in modo solo occasionale a discussioni e a relazioni individuali o di gruppo;

• la “condivisione di conoscenze e la negoziazione di punti di vista”, positiva per tutti gli allievi, risulta una condizione necessaria all’apprendimento per i bambini e i ragazzi per i quali l’italiano è una L2; peraltro, «senza negoziazione dei punti di vista non può esserci dialogo»;

• è fondamentale «valorizzare al massimo le conoscenze, espresse oralmente, che i bambini hanno già all’inizio della scuola primaria e che si sono sviluppate fin dai primi mesi di vita nell’ambiente naturale familiare e di gioco e arricchite durante i tre anni della scuola dell’infanzia, muovendosi dunque anche in questo caso in un’ottica di continuità».

Le Indicazioni di italiano per il primo ciclo si aprono, peraltro, con un’affermazione molto importante, che esplicita le finalità dell’educazione linguistica: lo sviluppo delle competenze linguistiche è «una condizione indispensabile per la crescita della persona e per l’esercizio pieno della cittadinanza, per l’accesso critico a tutti gli ambiti culturali e per il raggiungimento del successo scolastico in ogni settore di studio».

La scuola è intesa come un ambiente di apprendimento, uno spazio d’azione in cui si verifica interazione e scambio tra allievi, oggetti del sapere e insegnanti, sulla base di scopi e interessi comuni. In questo spazio gli allievi hanno modo di fare esperienze significative sul piano cognitivo, affettivo/emotivo, interpersonale/sociale.

L’apprendimento è considerato un processo sociale piuttosto che un percorso individuale; in questa prospettiva «assume particolare importanza la relazione tra “discorso” e “apprendimento”: la pratica delle abilità linguistiche orali nella comunità scolastica passa attraverso la predisposizione di ambienti sociali di apprendimento idonei al dialogo, all’interazione, alla ricerca e alla costruzione di significati, alla condivisione di conoscenze, al riconoscimento di punti di vista e alla loro negoziazione.