Leggere l'arte intorno a noi

A Venezia nel Quattrocento

La pittura fatta di luce e colore

Venezia nel Quattrocento è il luogo in cui la lezione prospettica dell’Umanesimo fiorentino si declina nella particolare accezione di un’indagine cromatica e luministica.

Il siciliano Antonello da Messina, nei suoi soggiorni veneziani, fornisce il sostegno e il supporto della lezione analitica fiamminga nell’indagine della realtà, mentre Giovanni Bellini, alla luce della lezione antiquaria mantegnesca e della poliedrica suggestione antonelliana, crea una sublime fusione tra figure e paesaggio, immersi nella stessa, calda luce naturale.

Analisi dell’opera

San Sebastiano di Antonello da Messina

L’opera mostra tutti gli elementi del linguaggio figurativo di Antonello: la spazialità prospettica italiana, l’attenzione al dettaglio di matrice nordica e lo studio della luce alla quale l’artista affida la costruzione delle forme piuttosto che al disegno. La luce di Antonello, diffusa e uniforme, addolcisce i volumi, rende le superfici morbide e levigate e riscalda la tavolozza cromatica.

È l’uso della pittura a olio che consente ad Antonello di raggiungere gli effetti di luminosità e nitore che fanno di questa opera un precedente della successiva ricerca luministica e cromatica veneziana.

Leggere l’opera

San Sebastiano di Antonello da Messina

Come aiutare lo studente a capire l’opera d’arte nei suoi diversi aspetti? E come fargli apprendere un metodo di lettura dell’opera? La scheda Leggere l’opera su San Sebastiano di Antonello da Messina propone una serie di attività diverse, che, passo passo, conducono lo studente ad acquisire nuove conoscenze su un capolavoro, learning by doing.

 

 

 

 

Confronto tra…

L’Orazione nell’orto di Bellini e l’Orazione nell’orto di Mantegna

La lunga carriera di Giovanni Bellini si snoda tra continui aggiornamenti, ricerche, invenzioni. La sua fase giovanile è segnata dal rapporto di discepolato con Andrea Mantegna, che gli indica la strada per il superamento dello stile tardogotico. Da lui apprende la concezione monumentale della figura umana, ma fin dalle prime opere mostra un’inedita attenzione all’osservazione naturalistica del paesaggio e della luce. Lo rivela il confronto tra le due Orazioni nell’orto nelle quali gli interessi – antiquario quello mantegnesco, luministico, quello belliniano –, si divaricano in maniera definitiva.

 

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