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La civiltà egizia

Enigma e fascino: i ritratti dei faraoni

Nell’arte egizia più antica il re non viene raffigurato, se non attraverso dei simboli, come l’immagine di un toro o di un falco. Dal 3200 a.C., quando Alto e Basso Egitto vengono uniti sotto un’unica autorità, l’idea della regalità cambia radicalmente: il re non è più un uomo come gli altri, ma funge da unico tramite tra gli uomini e la divinità, addirittura assurge a essere un dio egli stesso.

Il sovrano è riconoscibile per i propri attributi, regali e divini insieme, e non per le sue fattezze: ecco l’esempio della triade di Micerino (2510 a.C. circa) in cui il faraone è eterno giovane tra due dee.

Splendida eccezione alla tipizzazione nel ritratto è, nel Nuovo Regno, la produzione del periodo amarniano, corrispondente alla riforma religiosa di Amenophi IV (Akhenaton), che ci ha lasciato i due famosissimi ritratti tombali di Nefertiti e Tutankhamon, noti per la finezza esecutiva e la verosimiglianza dei tratti somatici. Una parentesi di breve durata che non scalfisce la concezione dell’effigie faraonica come oggetto magico, dal potente valore rituale e spirituale.

Analisi dell’opera

Due ritratti reali: Nefertiti e Tutankhamon

Il busto di Nefertiti e la maschera funebre di Tutankhamon, rispettivamente moglie e figlio del faraone “eretico” Akhenaton, sono state rinvenute a breve distanza di tempo: il busto nel 1912 a Tell el-Amarna; la maschera dieci anni dopo, sul volto di Tutankhamon, nella sua tomba della Valle dei Re.

La prima colpisce per la finezza dei tratti somatici (labbra increspate in un sorriso accennato, gli zigomi alti, il collo sottile) in contrasto con il materiale povero (gesso e calcare), il secondo per la ricchezza dei materiali e la loro lavorazione, a scapito di fattezze comuni, ma proprio per questo iconiche. Perché sono così famose? Qual era il loro ruolo, quanto era importante per gli Egizi la veridicità del ritratto?  Scopri di più nei materiali scaricabili.

Leggere l’opera

La Triade di Micerino

L’archeologo George Reisner ritrovò, nel corso della sua carriera, otto triadi, conservate in alcuni dei più importanti musei mondiali: in particolare, il focus verte sul faraone Micerino, accompagnato dalla dea Hator e da un nomo personificato. Iconografia, datazione, collocazione originaria e collocazione attuale sono coordinate importanti, che l’alunno deve acquisire e saper riscontrare nel contesto dell’opera. Ugualmente importante è saper riconoscere i singoli personaggi raffigurati. Il faraone, ad esempio, aveva una serie di attributi tipizzanti, che lo rendevano inconfondibile: la corona, la barba finta (in quanto composta da ciocche di capelli fissati sotto al mento), il perizoma legato con una cintura, il nome inciso sulle vesti o sul piedistallo.

Scarica il materiale e gli esercizi proposti che, partendo dalla triade di Micerino, mette a fuoco elementi di iconografia molto importanti nello studio del periodo storico.

Le tecniche dell’arte

La scultura in pietra

Il materiale principe della scultura è, ovviamente, la pietra, usata per realizzare figure a tutto tondo: granito, calcare, arenaria, quarzite, spesso abbellite da elementi d’oro, avorio e osso. Per scoprire di più e introdurre la tecnica della scultura in pietra, scarica il materiale selezionato. Le pose dei soggetti raffigurati erano influenzati non poco dai materiali: scolpire gli arti che si proiettassero nello spazio era impensabile con la pietra dura, mentre quella semidura era troppo fragile.

Per scoprire di più e introdurre la tecnica della scultura in pietra, scarica il materiale selezionato.

 Timeline

Sapevate che, nel Medio Regno, la capitale egizia fu spostata a Tebe? E che nel 2350 a.C. le donne di Giza preparavano la birra? In una timeline chiara e dettagliata, il percorso della civiltà egizia, dal periodo protodinastico al tolemaico. 

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