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Capaci e via D'Amelio: 30 anni dalle stragi

di Alessandra Angelucci

Secondaria di 1° grado - Storia

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«Non è mai un buon segno, la rimozione. Come l’oblio o la perdita della memoria». Si apre così il saggio “Contro la mafia” di Nando Dalla Chiesa, per ricordare al lettore il rischio che si associa a un eventuale colpo di spugna sulla storia del nostro Paese: «la perdita grande o piccola della propria identità», unita a quella più profonda che rimanda alle radici della società italiana e alla sua lotta contro le mafie. Oggi più che mai, in un tempo in cui un più vicino vento di guerra – simile ai più conosciuti – impone con decisione il senso del fare memoria, del ricordare ciò che è stato nella nostra Europa, è importante un impegno vivo per la tutela dell’espressione democratica, per la cura attenta di quei principi fondamentali della Costituzione che poniamo alla base dell’educazione alla Legalità nelle scuole. Dire, testimoniare, scrivere. Ancora. Non solo perché il passato non torni a vivere nel presente con i suoi atti orrorifici e mortiferi, ma soprattutto perché – ricordando – si possa diventare nuovi testimoni di un necessario agire legale, contro ogni forma di criminalità. 

È questa la grande sfida cui siamo chiamati. Non solo oggi, ma sempre: testimoniare e dire a gran voce da che parte vogliamo stare. Quest’anno, dunque, incidiamo nei nostri cuori il numero 30 e trasformiamolo in parole degne di senso. Non agitiamo solo bandiere, ma facciamo sì che le nostre azioni possano essere vessillo di pace e legalità.

L’anno 2022 porta con sé il rumore di due grandi esplosioni. Due stragi firmate da “Cosa Nostra”, due ferite dolorose, inferte da un nemico che ha messo a dura prova la democrazia. Trent’anni fa, il 23 maggio 1992, il giudice Giovanni Falcone, il magistrato Francesca Morvillo, gli agenti della scorta Antonio MontinaroRocco Dicillo e Vito Schifani perdevano la vita a Capaci. Pochi mesi dopo, il 19 Luglio 1992, in via d’Amelio a Palermo, sotto l’abitazione di sua madre Maria Pia Lepanto, moriva il giudice Paolo Borsellino e con lui se ne andavano le giovanissime scorte: Emanuela Loi, prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio, Agostino CatalanoVincenzo Li MuliWalter Eddie CosinaClaudio Traina

1992 – 2022: sono trascorsi trent’anni da quei tragici eventi che hanno provato a bloccare l’agire di uomini votati alla giustizia e alla difesa del nostro Paese. Uomini che hanno incarnato il senso del sacrificio e della resistenza a ogni tentazione d’abbandono di una scelta fatta. Falcone lo aveva detto: «L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno. È saper convivere con la propria paura, non farsi condizionare dalla stessa. Il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza». E Falcone e Borsellino erano professionisti retti, tanto che il giudice Rocco Chinnici li aveva chiamati a sé insieme a Giuseppe Di Lello, per istituire a livello informale quello che, sotto la guida di Antonino Caponnetto, avrebbe preso il nome di “pool antimafia”.

Giovanni Falcone ha offerto anche la chiave per costruire un futuro onesto e pulito: «La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà anche una fine». Tocca a noi, quindi, mettere un punto, tracciare un’ideale linea di confine tra il legale e l’illegale. Come? Scegliendo, non solo reprimendo. Conoscendo, non chiudendo gli occhi.

Insieme. Tutti. Cittadini e Istituzioni. In ogni parte del mondo, perché la mafia è ovunque, camaleontica e violenta. S’innesta in forme subdole anche dentro di noi. Proprio come ha detto giorni fa alla Camera dei Deputati Don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera”: «C’è da combattere contro l’individualismo molto diffuso, l‘esibizionismo, il consumismo. Contro tutto ciò che oggi rappresenta la dittatura dell’io. E il sintomo della mafia da combattere è quello che comincia dentro di noi».

CONSIGLI DI LETTURA

  • “Vi Aspettavo”, a cura di Antonella Mascali, Chiarelettere. 2014.
  • “Contro la mafia” di Nando dalla Chiesa, Einaudi, 2010.
  • “La Mafia dopo le stragi” di Attilio Bolzoni, Melampo, 2018.
  • “Ossigeno illegale” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, Mondadori, 2020.

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