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Indizi d’Arte

L’opera d’arte che nasconde i grandi della storia di Leonardo Catalano

Secondaria di 1° grado - MUSICA

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Nell’opera d’arte dal 1400 e fino al 1900 gli artisti hanno lasciato indizi, prove tangibili del loro estro e del loro tempo non sempre facili da decifrare. Proviamo a delineare un avventuroso tragitto alla scoperta di segreti, indizi e scoperte di temi che nell’arte ancora oggi possono parlarci e apparire moderni e appassionanti.

Flagellazione di Piero della Francesca

Piero della Francesca. Flagellazione, 1460 ca

In opere celeberrime come La Flagellazione di Piero della Francesca (datato non oltre il 1460) da decenni gli storici ravvisano differenti piani di lettura: da una parte l’ovvio episodio evangelico ma dall’altra gli enigmatici personaggi stimolano a differenti interpretazioni. 

Che cosa nasconde questo dipinto? Quali importanti episodi storici ci vuole raccontare? Esiste un modo per raccontare la storia del passato senza annoiare, anzi appassionando grazie a indizi preziosi collocati qua e là in un dipinto?

Scarpe di imperatori bizantini, turbanti di sultani e gesti delle mani modernissimi  che ancora oggi possono “parlare” ai nostri studenti. La sfida è svelare la modernità assoluta di un piccolo dipinto realizzato nel XV secolo.
Partiamo per questo viaggio con una macchina del tempo che ci porterà addirittura alla corte degli ultimi imperatori bizantini poco prima della caduta provocata dagli ottomani. Questi ultimi venivano da lontano e bramavano conquistare la magnifica Costantinopoli che di lì a poco  sarebbe diventata la capitale sul Bosforo: ponte tra due culture, Istanbul.

La tesi più recente e accreditata vuole identificare nel dipinto una rievocazione storica vicina alla realizzazione dello stesso manufatto e riferita alla presa di Costantinopoli da parte dei Turchi avvenuta nel 1453. La Chiesa tribolata dai turchi sarebbe quindi la sottotraccia significante. Ma quali potrebbero essere gli indizi che accompagnano tale tesi? L’artista ha lasciato dei segni riconoscibili ancora oggi? Potremmo affermare di sì!

Ad esempio il Cristo legato alla colonna e che stoicamente accetta la Flagellazione è sormontato da una statua che sorregge un globo simile a quella che in età costantiniana era stata posta nella rinata città secoli addietro proprio per volontà dell’imperatore Costantino. La figura imperiale seduta alla destra del Cristo potrebbe essere interpretata come Giovanni VIII Paleologo, erede ultimo della gloriosa dinastia imperiale d’Oriente. Purtroppo il suo regno si era ridotto a un territorio limitato alla sola Costantinopoli ( ai cinque fratelli infatti era destinato il controllo degli altri domini imperiali). Riuscì comunque fino alla fine dei suoi giorni (morì nel 1448) a mantenere Costantinopoli sotto il suo controllo e partecipò al Concilio di Ferrara del 1438 e poi di Firenze del 1439. Assieme a Papa Eugenio IV, predicò l’unione tra la chiesa greca e quella romana. Tale auspicio doveva precedere gli invii militari occidentali a Costantinopoli contro i turchi. Di ritorno in patria trovò le gerarchie ecclesiastiche locali e la popolazione violentemente in disaccordo con queste scelte: “meglio sotto i turchi che sotto Roma” era il grido che si levava nella città. Subì un tentativo di detronizzazione da parte dei famigliari e alla fine preferì firmare un patto di non belligeranza e pace con i turchi. Una figura emblematica quella dell’imperatore che Piero della Francesca probabilmente suggerisce anche attraverso accessori come i purpurei calzari imperiali, che solo gli imperatori bizantini potevano portare! Proseguendo nella nostra “investigazione dell’arte” possiamo riscontrare che la figura del Pilato/ Paleologo è in silenzioso dialogo e contrasto con i flagellatori che circondano il Cristo. L’elmo del flagellatore di destra pare un tipico accessorio militare turco così come la figura di spalle indossa sul capo un inequivocabile turbante (quest’ultimo personaggio potrebbe addirittura interpretare il ruolo di Maometto II, il sultano che voleva insediarsi sul trono di Costantinopoli). Anche i rozzi piedi nudi degli astanti sembrano contrastare con l’elegante purpureo dei calzari imperiali! Chi accompagnò l’imperatore nella disperata missione diplomatica di Ferrara e Firenze? Tra gli altri un celebre  cardinale: Il  Bessarione, ossia il delegato bizantino che molto si adoperò durante il Concilio di Ferrara e Firenze del 1438-39, nella speranza di ottenere l’aiuto occidentale contro gli Ottomani e di scongiurare la caduta di Costantinopoli. Il cardinale potrebbe quindi essere l’elegante personaggio posto a sinistra del gruppo “dialogante“ a destra della scena: una mano che sembra precedere il gesto dell’allocuzione e l’altra a tenersi la toga. Seguendo questa affascinante presentazione dei personaggi potremmo riconoscere nella figura al centro del medesimo gruppo  Tommaso Paleologo, pretendente senza speranza al trono di Bisanzio (e difatti anch’egli è scalzo); infine, Niccolò III d’Este, il quale ospitò parte del Concilio a Ferrara. L’opera d’arte può quindi ancora parlare e dialogare con noi contemporanei e nell’abilità del pittore di Borgo San Sepolcro possiamo ravvisare un’astuzia narrativa e una serie di rimandi mediatici, politici e religiosi da far riconoscere ai nostri discenti. 

L’opera d’arte scomparsa, rubata e alla fine ritrovata.
Il caso Klimt

Klimt, Ritratto di signora, 1917 (a sx opera più recente, a sx e al centro radiografia e opera al di sotto datata 1912)

Quanto il racconto di storia dell’arte e di lettura dell’immagine può essere avvincente e contemporaneo? Tantissimo soprattutto se si scovano casi unici degni di una fiction. E’ il caso di Klimt e del ritratto di signora datato 1917. Pochi mesi prima della sua  morte il grande artista viennese dipinge questa dolce ragazza dalle gote esasperatamente rosse e dalla bocca schiusa. Dal 1925 è proprietà di Giuseppe Ricci Oddi. Il filantropo piacentino è conscio del fatto che sole altre due opere del grande maestro della Vienna Felix sono presenti in Italia ( la Giuditta della Ca’ Pesaro di Venezia e Le tre età della donna della Galleria d’arte moderna di Roma). L’opera, poi entrata nella Galleria Ricci Oddi,  descrive una fanciulla soave e assieme tormentata, dallo sguardo dolce e dall’abito di gusto lievemente orientale. Tale stile d’abbigliamento era influenzato dalla “maison” di Emilie Floge, stilista affermata, musa e compagna di Klimt. Fino a qui però il nostro racconto non delinea nessun mistero degno di una fiction! Ma adesso arriva il coup de théâtre. Una studentessa liceale, Claudia Maga, nel 1996 prepara la sua tesina di maturità e mentre studia i dipinti della Galleria fondata da Ricci Oddi si ricorda di aver visto in una pubblicazione dedicata a Klimt un dipinto definito “scomparso” del 1912 incredibilmente simile a quello di Piacenza. Si rivolge subito ai responsabili del museo e grazie a delle radiografie si scopre che sotto il dipinto del 1917 ve ne è un altro o meglio il secondo strato pittorico copre in parte accessori indossati dalla fanciulla nella prima stesura. Tra gli elementi più incredibili si scopre che in origine la modella indossava un largo cappello poi cancellato nel dipinto  finale. L’opera “scomparsa” di Klimt è stata dunque ritrovata. Era stata sempre sotto il naso di tutti ma nascosta dalla versione finale elaborata dall’artista. Ma le emozioni non finiscono qui. Nel 1997 viene organizzata una mostra e il dipinto viennese sarebbe dovuto essere la “star “ della mostra. Proprio durante questa fase di allestimento il capolavoro di Klimt viene rubato! Non si riesce a scoprire né il mandante del furto né il ladro. Ventitrè anni dopo il dipinto ricompare nel vano esterno di un muro del museo, nascosto da rampicanti. Un dipinto in una busta di plastica viene aperto sotto gli occhi dei responsabili della Galleria Ricci Oddi. E’ il dipinto klimtiano; non aveva mai lasciato il museo. Una storia incredibile che per fortuna finisce bene anche se lascia misteri e perplessità: chi ha rubato l’opera ? E chi lo ha lasciato in una nicchia del museo stesso? Cosa può essere successo tra il momento del furto e il tentativo di portar fuori l’opera?

Ecco quindi un altro quesito dell’arte svelato.

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