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L'11 settembre alla prova della storia

Speciale 11 settembre
di Roberto Balzani

Secondaria di 2° grado - STORIA

L’11 settembre 2001 ha segnato la vita di diverse generazioni, in gran parte ancora giovani e attive: tutti ricordiamo dove eravamo nel momento in cui fu data la notizia in televisione. Si tratta di uno di quei rari eventi storici che, per il clamore suscitato e per la rapidità della ricezione nella comunicazione di massa, riescono a far breccia nella biografia dei contemporanei, imprimendosi sulla loro memoria personale.

Ma questo evento, considerato oggi come “epocale”, alla stregua di uno spartiacque decisivo fra un periodo e un altro, resterà nei manuali come l’assassinio di Sarajevo nel 1914? È probabile che, fra alcune decine d’anni, all’attacco alle Torri Gemelle si riserveranno ancora alcune righe sui manuali, ma non molto di più. Vediamo di capire perché.

In primo luogo, non si è trattato di un fatto che ha cambiato il corso della storia. Vent’anni dopo, la guerra al terrorismo estremista di matrice islamica non si è ancora esaurita e, soprattutto, non è stata vinta da nessuno: non da Osama bin Laden, ucciso da un commando americano in Pakistan nel maggio del 2011, ma neppure dagli occidentali, che, dopo essere intervenuti in Afghanistan proprio per reazione all’attacco alle Torri Gemelle in nome della “guerra al terrorismo” scatenata dal presidente George W. Bush, nel 2021 hanno abbandonato il paese ai talebani senza essere riusciti a stabilizzarlo e senza aver praticato un efficace processo di ricostruzione nazionale, nonostante le tuttora imprecisate vittime civili (circa 47.000), gli oltre 110.000 caduti in combattimento da ambo le parti, e i quasi 3.600 morti, 54 dei quali italiani, contati fra le forze NATO.

L’Afghanistan si conferma, quindi, lo spazio remoto e inafferrabile che è stato dall’Ottocento in poi: allora preda impossibile nel “Grande Gioco” fra inglesi e russi per il controllo del cuore dell’Asia, obiettivo di alcune sanguinose spedizioni britanniche (una prima nel 1839-1842, ed una seconda nel 1878-1880); oggi – dopo dieci anni di occupazione sovietica (1979-1989) e venti di protettorato occidentale – territorio sospeso fra tribù, minoranze modernizzatrici, terroristi di diversa matrice, interessi delle superpotenze (oltre agli USA, la Russia e la Cina), e traffici di ogni genere – a partire dalla droga – intermediati dai cartelli internazionali del crimine. Non solo: la sua appetibilità economica è nel frattempo molto cresciuta grazie alla scoperta di importanti giacimenti di terre rare, preziose per l’industria elettronica avanzata.

Se, però, è stato assurdo scatenare una guerra contro “uno stato emotivo” (il terrore, appunto) che non si poteva battere sul campo di battaglia e con il quale non si poteva stipulare una pace, è altrettanto vero che il terrorismo fondamentalista, benché tuttora vivo e vegeto, non è stato capace di piegare l’Occidente: molto meno, almeno, di quanto vi sia riuscito l’invisibile Covid-19, fra il 2020 e il 2021.

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