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La legge e la democrazia nel mondo greco

di Paolo Scaglietti
Speciale R-Edu Civica

Secondaria di 2° grado - Greco, Educazione civica

Legge e religione nella πόλις

È stato efficacemente sostenuto che la legge – espressione della pòlis greca (πόλις) – veicola “il più alto tentativo dell’uomo di vivere con i suoi simili: è l’umano sforzo di mantenere giustizia (δίκη) e pacifica convivenza attraverso le proprie leggi (θεσμοί / νόμοι) e i propri ordinamenti” (M. Mancini, Nomos e polis fra l’Antigone e il Critone, Pisa 2014). 

Mancini prosegue sostenendo che la legge nasce dal tentativo di uniformarsi al sentimento religioso, per garantire la conservazione della solidarietà e della Dike fra gli uomini. La legge diviene così il tentativo umano di tenere assieme politica e religione.

La genesi linguistica del termine νόμος

La legge quindi essendo una convenzione stabilita fra e per gli uomini (ἄνθρωποι), non sempre, per l’intrinseca debolezza dei suoi legislatori (νομοθέται), riesce a realizzare il proprio compito.

Ed è proprio in quel “sentimento religioso” ed in quella tensione alla sintesi tra politica e religione che ritroviamo una perfetta coincidenza con la valenza semantica espressa dal radicale di derivazione: la genesi di nòmos (νόμος) parrebbe da ricercare tenendo in conto questa prospettiva.

La testimonianza omerica: il tema della giustizia aveva poco rilievo

La più antica espressione e testimonianza della letteratura e, al tempo, della cultura ellenica, sono i poemi omerici; essi esprimono e comunicano un ideale di uomo, l’eroe, e di società, quella dominata da una ristretta aristocrazia guerriera, che trova alimento e, al tempo, fondamento in alcune qualità o virtù (in greco ἀρεταί) delle quali l’eroe, per essere tale, deve necessariamente essere partecipe.

Dato che “nei poemi omerici aveva trovato espressione l’ideologia di una casta, che fondava i propri valori… …sulla mentalità aristocratica e sulla virtù militare…” (M. Mancini, op. cit. pag. 19), il problema della giustizia, unitamente a quello della legge non appare avere un particolare rilievo; anzi, chi, come Tersite, azzarda una pur fondata contestazione nei confronti di coloro che detengono il potere (gli Atridi, nel caso), viene brutalmente battuto tra la generale approvazione di tutta quanta l’assemblea.

La prima svolta con Esiodo (metà VIII secolo a.C. – VII secolo a.C)

In effetti, le prime ricorrenze della parola nòmos parrebbero risalire a Esiodo, nella cui poesia – specie con riferimento a le Opere e Giorni – “è celebrata la quotidianità e affermata la rivalsa di un mondo subalterno che riconosce se stesso nella fatica e nella dignità del lavoro come strumento capace di riscattare le differenze natali e di censo” (M. Mancini, op. cit. pag. 19). 

I movimenti delle prime “costituzioni” pre-età classica

A partire dalla metà dell’VIII secolo a.C. e sino alla prima metà del VI, si apre una stagione che interessa l’intero scenario geopolitico dell’Ellade (comprese le colonie – ἀποικίαι da ἀπό  + οἰκέω –  molte delle quali, proprio in quella fase, furono fondate), ponendo le decisive premesse alla nascita delle costituzioni e degli apparati legislativi dei successivi decenni: tale fase è caratterizzate dalla presenza di legislatori e vede operanti figure, in varia misura, di mediazione sociale, i quali tentano, con maggiore o minore successo, di appianare le lotte tra classi, introducendo delle costituzioni scritte.

In particolare, per quanto riguarda Atene, la tradizione riporta che la città conobbe uno dopo l’altro due legislatori: Dracone, un nobile ateniese della fine del VII secolo, e Solone, il più famoso di tutti, che visse all’inizio del VI secolo e che apre per noi l’epoca classica, destinata a divenire ad Atene l’epoca democratica (δημοκρατία, πολιτεία, ἰσονομία).

La democrazia e le leggi prima di Clistene

Con la comparsa della democrazia, la legge acquisì ad Atene il significato che avrebbe rappresentato la sua originalità nel pensiero greco. Meglio di alcuni principi generali stabiliti in nome di una rivelazione divina, meglio di semplici norme pratiche che regolavano la punizione di certi crimini, le leggi – νόμοι – in un regime democratico, dovevano organizzare, con il consenso di tutti, i diversi aspetti della vita comune; e la loro autorità doveva sostituirsi così a ogni sorta di sovranità, di un individuo o di un gruppo, da quel momento percepita come un’offesa.

La legge si oppone all’arbitrio. E qui appare evidente il relativo insuccesso di Solone. Perché, dopo essere stato arbitro nella sua patria tra i poveri e i ricchi e aver promulgato una serie di leggi incise su legno, non ebbe la consolazione di poter dire, morendo, di lasciare Atene ben organizzata: un anno prima della sua morte e malgrado tutti i suoi sforzi, Pisistrato si impadroniva del potere e Atene, dopo numerose altre città greche, conosceva la tirannide. 

La svolta di Clistene

Gli ateniesi sarebbero divenuti responsabili della propria vita politica solo dopo il rovesciamento della tirannide e sotto un nuovo legislatore, più nettamente democratico di Solone: la costituzione stabilita da Clistene rompeva il quadro delle caste familiari, metteva fine al potere delle grandi famiglie (γένος, plur. γένη) e, suddividendo il popolo in tribù (φύλη), instaurava la costituzione che doveva reggere l’Atene classica, con il suo Consiglio dei Cinquecento (Βουλή) e la sua assemblea del popolo (ἐκκλησία). Da questo momento, la legge, fondamento ed emanazione della democrazia, diventa legge politica, diventa nomos.

È quanto conferma l’esame del vocabolario. Infatti il termine nomos, che in greco indica la legge, è stato applicato al campo politico solo a partire da quest’epoca.

Conclusioni ponderate

È possibile dunque datare con certezza il nuovo uso alla fine del VI o all’inizio del V secolo. E il fatto che thesmòs (θεσμός) scompaia tutto a un tratto nello stesso periodo autorizza a pensare che la popolarità improvvisa di nomos (νόμος) sia legata all’avvento della democrazia. È evidente che questa popolarità ha inizio in un momento ben preciso tra Pisistrato e Pericle. Pensare che sia in rapporto con la riforma di Clistene “è un’idea allettante” (J. De Romilly, La legge nel pensiero greco, trad. it. Milano, 2005).

Consigli di visione

Per approfondire

  • De Romilly, La legge nel pensiero greco, Milano, Garzanti, 2005.
  • Mancini, Nomos e polis fra l’Antigone e il Critone, Pisa 2014.

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