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Le grandi potenze in Corea nel 1950. Una storia da guerra fredda

di Roberto Balzani

Secondaria di 2° grado - STORIA

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La natura mondiale della “guerra fredda”

La natura mondiale, e non solo europea, della guerra fredda, divenne chiara nel 1950. Gli USA avevano compreso l’insostenibilità del colonialismo tradizionale di matrice europea, caldeggiando l’indipendenza dell’India (1947) e dell’Indonesia (1949), dopo che, fin dal 1946, essi l’avevano concessa alle Filippine. 

Gli strateghi di Washington ritenevano, a ragione, che “l’imperialismo ottocentesco” fosse “la cultura ideale per alimentare il virus comunista”, come testimoniavano i vari movimenti per l’indipendenza, sorti in parte già prima del conflitto mondiale, che ora, soprattutto in Asia, riprendevano vigore. 

Libertà contro schiavitù

La direttiva strategica del National Security Council della primavera del 1950 (NSC-68) tendeva a radicalizzare la visione della guerra fredda, considerando quello in corso uno scontro fra “libertà” e “società della schiavitù”, la cui posta era la sopravvivenza o la distruzione dell’intero “mondo libero”. Rispetto alle riflessioni del governo americano del 1947, il linguaggio si faceva più rozzo e ideologico. L’idea del contenimento non era più letta tenendo conto delle possibili strategie difensive che pure costituivano buona parte del punto di vista staliniano, ma solo come la definizione di un perimetro rigido, una frontiera immensa da preservare per evitare sconfinamenti pericolosi. 

Il riarmo come modello economico

Non stupisce osservare che il corollario della direttiva NSC-68 fosse il riarmo degli USA, inteso sia come necessità contingente, sia come vero e proprio modello economico, capace cioè di produrre innovazioni attraverso l’investimento pubblico, e di tradursi prospetticamente in un vantaggio anche per il mercato “civile” (basti pensare al nucleare, ai missili, alle comunicazioni). La guerra fredda cambiava volto: la possibilità di contare su armi sofisticate aumentava la capacità di dissuasione della superpotenza statunitense, inaugurando una gara tecnologica con la superpotenza sovietica. Nello stesso tempo, però, la rigidità del confine fra “mondo libero” e comunismo aumentava i rischi di una guerra “calda” tradizionale.

38° parallelo: la guerra di Corea (1950-1953)

La prima guerra della guerra fredda cominciò in Corea. La penisola, controllata per decenni dal Giappone fino al 1945, era stata divisa in due, 38° parallelo: il Nord ai comunisti di Kim il Sung, il Sud a Synghman Rhee, un leader autoritario sostenuto dagli occidentali. La penisola non aveva grande valore strategico, ormai. Kim chiese sostegno a Mosca per un’offensiva il cui obiettivo era l’unificazione del paese: egli agiva, quindi, mosso da un impulso fondamentalmente nazionalista, nonostante il suo comunismo ortodosso. Stalin lo lasciò fare e il 25 giugno 1950 prese avvio un’offensiva che in breve sbaragliò le forze del Sud. A quel punto, gli USA intervennero direttamente: il generale MacArthur, già protagonista della guerra nel Pacifico, pianificò un audace sbarco a Inchon, che rovesciò le sorti del conflitto e permise agli occidentali e alle truppe di Synghman Rhee, in ottobre, di marciare sul Nord. Ma le sorprese non erano finite. Questa volta, a sostenere Kim, giunsero – su mandato di Mosca – i cinesi di Mao, che a centinaia di migliaia, in novembre, si riversarono nel paese. Americani e alleati furono travolti e costretti ad una rovinosa ritirata fino a Seoul, la capitale del Sud. 

Il confine del 38° parallelo

Solo l’afflusso di rinforzi e massicci bombardamenti aerei consentirono di ripristinare il confine al 38° parallelo, nel 1951. Il conflitto, assai sanguinoso (se escludiamo i coreani, i morti americani furono 50.000 e centinaia di migliaia i cinesi)  continuò a più bassa intensità fino al 1953.

Escalation o Status quo?

Il caso della Corea dimostrava che pure una contesa mossa da interessi particolari dei leader territoriali poteva diventare occasione per un confronto muscolare fra superpotenze, le quali, tuttavia, non avevano interesse ad alimentare l’escalation, cioè l’intensificazione incontrollata dei combattimenti, quanto piuttosto a ripristinare lo status quo. Il generale MacArthur, cui sfuggiva questo piano della riflessione strategica, fu rimosso dall’incarico di comandante alleato nell’aprile 1951, perché, da militare, auspicava un intervento diretto sulle retrovie cinesi che consentivano l’afflusso di rinforzi al Nord. MacArthur sosteneva che l’azzardo era plausibile, perché il differenziale di testate nucleari era ancora largamente a favore degli USA: non comprendeva che né a Washington, né a Mosca si intendeva giungere allo scontro fra USA e URSS, dalle quali entrambe, interessate all’egemonia planetaria, sarebbero uscite inevitabilmente indebolite, a vantaggio di altri attori internazionali. Le guerre, quindi, potevano essere vinte, perse o pareggiate, ma solo se locali.

Attività

La storia della Guerra di Corea coinvolge attori da sempre in primo piano: USA, Russia e Cina. Ma come è cambiato oggi il peso di questi attori? E le loro relazioni? Con l’aiuto dell’insegnante costruite una presentazione che si basi su tre piani di confronto: politico, sociale ed economico.