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RACCONTIAMO, il piacere di leggere e scrivere. La forza delle parole 

di Olivia Trioschi

Secondaria di 2° grado - Italiano

Lessico e scrittura

“Senza parole siamo elisi dalla realtà” scrive Andrea Marcolongo nel saggio “Alla fonte delle parole”. E quanto siano orfani di parole i nostri studenti – la generazione Z, allenata sin dai primi passi dell’alfabetizzazione alla lingua depauperata della messaggistica istantanea e dei social – lo constatiamo tutte le volte che ci sentiamo dire “prof, non so come dirlo”. Ecco, forse si può partire anche da qui, dal “come dirlo”, ovvero dalla scoperta che esistono molte parole, e altrettante sfumature di significato quando collochiamo ciascuna di esse nella nostra esperienza.

I numeri delle parole

Quante sono le parole della lingua italiana? E come si contano? Se consideriamo ciascuna parola con le sue marche grammaticali – per esempio il verbo scrivere e tutta la sua coniugazione, il sostantivo ragazzo declinato e alterato – si supera quota due milioni. Se volessimo usarle tutte, in una vita media di 80 anni, potremmo dire ogni giorno più di sessanta parole nuove. 

Se invece ci limitiamo alle parole senza marche grammaticali, come per l’appunto l’infinito di un verbo, la stima è 460mila. Di queste, 40mila circa sono quelle conosciute dalle persone di alta formazione, mentre 6.500 è il numero magico della comunicazione quotidiana: tante sono infatti le parole praticate abitualmente da tutti coloro che hanno un’istruzione scolastica standard.

Il De Mauro

Si deve a Tullio De Mauro l’osservazione analitica del lessico comune della nostra lingua, che può essere rappresentato così

Il lessico fondamentale dell’italiano è costituito da parole di uso frequentissimo, che conosciamo e usiamo sin dai primi passi linguistici: il 90% dei nostri discorsi quotidiani è composta da queste parole. Per esempio il sostantivo casa, il verbo respirare, il pronome personale tu.

Nel lessico di alto uso, cioè conosciuto da tutti ma usato meno frequentemente rispetto a quello fondamentale, ci sono le parole che si imparano andando a scuola: verbi come curiosare, dialogare e osare, e sostantivi come divinità, sperimentazione e veicolo. Il 6% della comunicazione di tutti i giorni attinge a questo “serbatoio” linguistico.

Il lessico di alta disponibilità è formato da parole che si usano solo in determinati contesti, ma in quei contesti tutti, senza eccezione, le comprendono: lucidare, multare, interruttore, dinosauro, elicottero, e così via. Usiamo queste parole con una frequenza del 2% circa.

Il vocabolario di base non è dato una volta per tutte. Viene costantemente rivisto, perché ci sono parole che escono dall’uso quotidiano, mentre parole nuove entrano. Per esempio, nella versione del 2016 internet e web sono state inserite nel lessico fondamentale.

Quello che i dizionari dicono e non dicono

Vocabolari e dizionari sono opere preziose, di cui non si raccomanda mai abbastanza agli studenti la consultazione in caso di dubbio nella scrittura, nel significato o nell’uso di una parola.

C’è però una cosa che il vocabolario non spiega, dato il suo carattere rigoroso e scientifico: il significato profondo e affettivo che ogni parola assume nelle esperienze personali: potremmo chiamarla la vita segreta delle parole. Per esempio: amico, come ci spiega la Treccani, nel suo significato primario è

  1. m. (f. -a) e agg. [lat. amicus, affine ad amare] (pl. m. –ci). – 1. s. m. Chi è legato ad altri da vincoli di amicizia: avere, trovare, perdere, farsi un a.; a. intimo, a. d’infanzia; l’a. del cuore, quello cui si è più intimamente legati (spesso scherz.)

Ma amico vuol dire molto più di così. È un viso, un nome, un ricordo, una risata, una serata passata insieme, un segreto confidato, una paura svelata, un abbraccio proprio quando ci voleva, un’occhiata complice che ha fatto sentire al sicuro, la nostalgia di un saluto… ogni volta che usiamo la parola amico, questi significati risuonano nel modo in cui la pronunciamo, nell’aspettativa che sentiamo, nel desiderio di essere amico e di avere un amico. 

Dizionari affettivi

A differenza dei vocabolari tradizionali, quelli affettivi si possono leggere come un libro. Non hanno propriamente una trama, come i romanzi e i racconti, ma di fatto ogni parola diventa un piccolo racconto, un gioco, un’esplorazione curiosa. Ecco qualche esempio.

Camera la mia stanza è il mio rifugio quando non voglio nessuno tra i piedi, chiudo la porta e il mondo rimane fuori, mi posso dedicare alle mie piccole cose, posso scrivere e leggere, buttarmi sul letto a pensare.

(Quello che ho da dirvi, a cura di G. Caliceti, G. Mozzi, Einaudi, 1998)

Pizza Adoro la pizza. Soprattutto da quando ho imparato a farla. L’adoravo già prima.  Ma adesso che conosco tutti i segreti ogni boccone ha un sapore particolare. Ogni boccone mi racconta una storia. Ogni boccone nasconde un mistero. E poi la pizza mi mette allegria. Mi fa pensare all’estate, all’amore, alla gente semplice,  al caldo del forno, alle chiacchiere sotto i pergolati, al vociare nelle strade di Napoli, al mare, alle mani che impastano e creano, alla voglia di vivere, al sudore, al meritato riposo, alle risate di Lucy, alle cose che si tramandano, alla vita.

(Dizionario affettivo della lingua italia, a cura di Matteo B. Bianchi, Fandango, 2008)

Telefono Quando si aspetta una telefonata da parte di lui il telefono siamo noi. Cioè, noi ci incarniamo nel telefono e quando squilla ci sentiamo come se ci stesse squillando dentro. Il telefono, dunque, è uno strumento di tortura moderno.

(S. Blady e S. Toni, Vocabolario sessuato, Feltrinelli, 1993)

Esperimenti didattici

Ecco qualche attività per avviare con gli studenti l’esplorazione del lessico in tutte le direzioni, tradizionali e affettive. Si tratta di proposte di scrittura breve e personale, che richiedono allo studente di porre l’attenzione sulla materia incandescente che maneggia senza ancora avere consapevolezza della sua forza: la forza della parole, appunto.

Alla lettera N, il vocabolario di base De Mauro riporta, tra le altre, queste parole:

  • lessico fondamentale: nascere, nascita, nascondere, naso, nastro, natale, natura, negativo, nero, nessuno, niente, no, noi, nonna, notte, novembre, nucleare, nudo;
  • lessico di alto uso: narratore, nasale, navigazione, nazista, necessariamente, neonato, nervo, network, neutro, nomina, nonché, normativa, nostalgia, notaio, nozione;
  • lessico di alta disponibilità: nascondino, naufragio, navicella, noleggiare, nylon.
  1. Considera il lessico di alto uso: tra le parole elencate, quali hai imparato o usato più frequentemente a scuola?
  2. In quali contesti ben determinati potresti usare le parole di alta disponibilità elencate sopra?
  3. Quali parole, secondo te, sono entrate solo di recente nel vocabolario di base? 
  • Scrivi una definizione per ognuna di queste parole. Mettici i ricordi, le associazioni di immagini, le esperienze: in breve, tutto quello che rende la parola speciale e unica. Sii naturale, affidati alla tua emozione e fidati della tua penna.
    casa, gioco, libro, ricordo, scarpe, bicicletta, luna, televisione, carnevale.
  • Scegli una parola che ti piace o che per te è importante e spiega, nella tua definizione, perché hai scelto proprio quella.

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