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Quell’ansia da tabelline che non ci abbandona mai

di Daniela Lucangeli

Nel momento stesso in cui ci viene chiesta una tabellina, il nostro battito cardiaco aumenta e proviamo una certa ansia. Tutto questo perché noi abbiamo memorizzato non solo le tabelline, ma anche l’ansia con cui le abbiamo studiate, e quella memoria rimane nel tempo. Perciò ogni volta che chiederemo al bambino di dirci le tabelline, anche quando diventerà adulto, ritornerà a prendere dal cassettino della memoria oltre alla tabellina anche l’ansia e la paura con cui l’ha tracciata. L’ansia e la paura faranno da alert continui.

L’organismo vivente è un mistero sacro, in senso laico. Per capire come funziona il nostro cervello, centrale operativa dell’intero organismo, dobbiamo pensare a un radar che riceve continuamente stimoli e informazioni, li elabora, li riconosce e da questi prende, in ogni millesimo di secondo, la decisione del suo futuro immediato.

Immaginiamoci questo radar e la serie di interruttori che aprono e chiudono le innumerevoli connessioni che regolano il suo funzionamento e le nostre reazioni al mondo esterno. Capire quali sono questi interruttori ci renderà liberi di accenderli e spegnerli. Se provate a mettervi nella pienezza del vostro sé e cercate di comandare alla vostra memoria emozionale di cancellare tutti i dolori della vostra vita, sicuramente non funzionerà. Perché non è quello l’interruttore che cancella il dolore della propria vita e se non conosciamo l’interruttore “giusto”, non possiamo attivare il circuito.

L’interruttore che in 30 secondi comanda all’amigdala (un complesso nucleare del lobo temporale del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura) di produrre ossitocina, ormone che consente di controllare il dolore. I neuroscienziati l’hanno trovato subito perché è uno dei meccanismi filogenetici più interessanti. Trenta secondi di abbraccio comandano all’amigdala di attivare i circuiti neurochimici e neuroelettrici e nel nostro cervello si attiva un meccanismo che immediatamente porta conforto e consolazione. Quei trenta secondi hanno cambiato il nostro sistema d’umore, al punto che non solo è cambiato il battito cardiaco ma perfino la pelle si è rilassata perché le periferie del sistema nervoso centrale hanno rilassato i tessuti.

Un interruttore che educa l’umano verso l’umano è un interruttore fatto di occhi negli occhi, fatto di connessione nel sorriso e nell’umano, di meccanismi che stanno nella periferia intera del nostro sé e attraverso la pelle permettono al nostro sistema nervoso periferico di andare alla centralina e di dare immediatamente una risposta di conforto, cioè un’emozione di cura, di consolazione. Una didattica che passa attraverso sguardo e contatto, occhi e pelle, consente un apprendimento dolce e privo di ansie, che ci permetterà di ricordare la tabellina del 9 anche da adulti, senza alcuna ansia.