News Secondaria di secondo grado Produzioni animali

Grandi predatori e allevamenti zootecnici

È possibile una convivenza?

di  Matteo Dal Maso

Scarica l'articolo in PDF

Sin da quando l’evoluzione ha portato l’uomo a basare il suo sostentamento sull’agricoltura e sull’allevamento, la convivenza tra animali allevati e grandi predatori rappresenta un aspetto cruciale per la salvaguardia delle specie zootecniche. L’uomo, sin dall’antichità, ha sempre messo in atto diverse strategie per contrastare i numerosi attacchi dei predatori.

Negli ultimi due secoli, con l’avvento delle rivoluzioni industriali che inevitabilmente hanno modificato gli equilibri ambientali, ecologici e sociali, in alcune aree del territorio nazionale i grandi predatori sono scomparsi o il loro numero si è ridotto a pochi esemplari. Questo ha ridotto le criticità sopra citate ma ha comportato anche la perdita di conoscenze e di strategie di difesa che nei secoli hanno permesso agli allevatori di trovare un equilibrio tra fauna selvatica e fauna domestica.

I principali predatori presenti in Italia sono il lupo, l’orso e la lince (anche se quest’ultima è presente con una popolazione di pochi esemplari). Con il ritorno del lupo nell’arco alpino negli ultimi 10 anni il problema si è quindi ripresentato cogliendo di fatto gli allevatori impreparati. Molte ricerche sono state condotte per trovare soluzioni che potessero incontrare le diverse esigenze mitigando l’impatto tra gli allevatori (salvaguardia del patrimonio zootecnico) e l’opinione pubblica (salvaguardia della biodiversità), in accordo con le normative comunitarie (direttiva “habitat” 92/43/CEE).

Nelle regioni del nord Italia è stata documentata la presenza di circa un migliaio di lupi (www.lifewolfalps.eu, 2021/2022). Nella parte occidentale dell’arco alpino la presenza del lupo è dovuta alle migrazioni provenienti dalla Francia dove, peraltro, il numero di capi è di gran lunga maggiore. Nelle Alpi orientali, invece, attualmente sono presenti pochi capi legati alla recente migrazione di una coppia di lupi provenienti dagli stati confinanti (Austria e Slovenia) che si sono insediati nella fascia prealpina tra Veneto e Trentino-Alto Adige (Marucco et al. 2014).

In periodi recenti le numerose e crescenti predazioni da parte dei lupi nei confronti delle specie zootecniche ha creato un forte contrasto tra allevatori, istituzioni e opinione pubblica; se da un lato il contesto sociale e il mondo della ricerca si pongono a favore della presenza e al ritorno del lupo, dall’altra il mondo degli allevatori si pone nettamente a sfavore. Gli allevatori affermano che i lupi causano pesanti danni al comparto zootecnico, mentre società e ricerca la pensano in modo nettamente opposto (Bele et al., 2022). I dati scientifici danno ragione a questi ultimi, infatti, il numero di predazioni da parte del lupo nelle Alpi orientali (Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) nel periodo che va dal 2012 al 2020, non supera l’1% del patrimonio zootecnico di ogni singola regione attestandosi anche a valori nettamente inferiori (Bovolenta et al., dati non pubblicati).

Per quanto riguarda le predazioni a carico dell’orso, la situazione è ben diversa in termini di presenza del plantigrade nel territorio alpino e in termini di casi segnalati. Nel periodo che va dal 2012 al 2020, le predazioni a carico di animali allevati nelle Alpi orientali (Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia), sono esigue e addirittura in diminuzione. Alla luce di quanto detto, quali sono le possibili misure di mitigazione da implementare e quali sono gli attori coinvolti per arrivare a un contenimento efficiente del fenomeno?

Il prof. Ramanzin dell’Università degli Studi di Padova suggerisce delle linee guida per mitigare gli impatti e i conflitti sorti dalla presenza dei predatori. Il presupposto iniziale è che il contenimento numerico ottenuto a seguito di abbattimenti autorizzati, è impraticabile in quanto espressamente in contrasto con le norme comunitarie (direttiva “habitat” 92/43/CEE). Servono quindi dialogo e sinergie tra i diversi attori coinvolti.

Le istituzioni politiche dovrebbero mettere a disposizione finanziamenti che non solo coprano l’acquisto dei sistemi di protezione del bestiame e dei pascoli ma soprattutto dovrebbero garantire un supporto alla gestione delle strategie adottate dando indicazioni e linee guida chiare. Inoltre, dovrebbero garantire rimborsi adeguati e tempestivi che non richiedano complicazioni burocratiche per gli allevatori.

La ricerca dovrebbe supportare ed essere supportata dalla governance politica per diffondere una corretta conoscenza dei sistemi ecologici e dei comportamenti del lupo, fornire un supporto per garantire sistemi di protezione efficaci monitorando costantemente gli impatti e, infine, ricercare strategie di adattabilità e resilienza dei diversi sistemi di allevamento.

La realtà evidenzia come le popolazioni del lupo si siano insediate e adattate a questo “nuovo” ambiente e siano ancora in continua espansione. Occorre pertanto trovare soluzioni di convivenza implementando soprattutto opere di prevenzione ma anche di difesa al fine di limitare e contenere i danni. Una vera e propria soluzione, al momento non esiste in quanto gli stakeholders coinvolti sono molteplici e tutti presentano motivazioni, ragioni e sensibilità nella comprensione del fenomeno diverse ma al contempo tutte fondate e ragionevoli. La strada da percorrere per tutti gli attori è quindi il dialogo aperto, al fine di beneficiare degli aspetti ecologici, ambientali e sociali che apporta la biodiversità.

Per approfondire lo studio delle produzioni zootecniche consulta il corso di Produzioni animali di A. Veggetti, F. Tesio, F. Cagliero.